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venerdì , 16 Gennaio 2026

Teatro La Fenice, dal 23 gennaio va in scena Simon Boccanegra

16.01.2026 – 14:00 – Al Teatro La Fenice va in scena Simon Boccanegra in un nuovo allestimento che segna il ritorno sul massimo palcoscenico veneziano di uno dei capolavori più complessi e affascinanti di Giuseppe Verdi, assente dal 2014, quando inaugurò la stagione lirica sotto la direzione di Myung-Whun Chung. La nuova produzione vede la regia di Luca Micheletti, attore e baritono che affronta per la prima volta questa pagina verdiana. Le scene sono firmate da Leila Fteita, i costumi da Anna Biagiotti, mentre il light design è affidato a Giuseppe Di Iorio. La direzione musicale è di Renato Palumbo, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice, impegnati in una lettura che si preannuncia di grande intensità drammatica e musicale.

Il cast riunisce interpreti di primo piano del panorama lirico internazionale. Nel ruolo eponimo si alterneranno Luca Salsi (23, 25, 27, 29 gennaio) e Simone Piazzola (1, 10, 12, 14 febbraio). Francesca Dotto interpreterà per la prima volta in carriera Amelia, Alex Esposito debutterà nel ruolo di Fiesco, mentre Francesco Meli vestirà i panni di Gabriele Adorno. Sono otto le repliche previste nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026: il 23, 25, 27 e 29 gennaio, quindi l’1, 10, 12 e 14 febbraio 2026. Proprio in occasione dell’ultima recita, sabato 14 febbraio, al termine dello spettacolo le Sale Apollinee del Teatro ospiteranno il Carnival Cocktail 2026, un aperitivo in maschera con dj set per celebrare il sabato di Carnevale.

Simon Boccanegra è la quinta opera composta da Giuseppe Verdi per il Teatro La Fenice. La sua genesi risale alla primavera del 1856, quando la direzione del teatro commissionò al compositore un nuovo lavoro. Verdi scelse come soggetto il dramma omonimo di Antonio García Gutiérrez, già fonte per Il trovatore. Il libretto fu affidato a Francesco Maria Piave, muranese, all’epoca direttore di palcoscenico della Fenice e figura centrale nei rapporti con la direzione e con la censura. La prima rappresentazione, avvenuta il 12 marzo 1857, ebbe un esito negativo, paragonabile – secondo lo stesso Verdi – a quello della Traviata. A differenza di quest’ultima, però, Simon Boccanegra non conobbe una rapida rivalutazione, spingendo il compositore a rimettere mano alla partitura. La seconda e definitiva versione debuttò con grande successo il 24 marzo 1881 alla Scala di Milano.

«Il primo Simon Boccanegra – racconta il direttore d’orchestra Renato Palumbo – lo diressi proprio nella tournée della Fenice in Giappone nel 2001 e avevo appena diretto a Martina Franca la prima versione dell’opera. Mi trovai quindi a studiarne le differenze cercando di comprendere, in breve tempo, i 24 anni che portarono dalla prima alla seconda e definitiva stesura. Certo l’esperienza maturata da Verdi, unita all’età del compositore influì molto. Come influì il mutato assetto politico. Il Verdi battagliero e politicamente coinvolto del 1857 diventa la voce del doge che esclama “E vo gridando: pace! E vo gridando: amor!” ispirandosi ai versi finali della poesia Italia mia, benché ’l parlar sia indarno di Petrarca. Allo stesso modo anche la mia età e la mia evoluzione umana e professionale influenzano oggi sull’interpretazione dell’opera. Venticinque anni or sono l’irruenza giovanile mi faceva tralasciare aspetti contemplativi profondi che oggi ritengo fondamentali. L’essere padre mi fa capire come, con la comprensione e il perdono, all’avvicinarsi della vecchiaia, gli angoli astiosi si smussino per lasciare posto alla riconciliazione verso un mondo di pace, il messaggio che il Simon Boccanegra ci lascia».

Anche il regista Luca Micheletti sottolinea la dimensione umana e politica dell’opera: «Tra le innumerevoli esperienze d’appagamento che può dare l’accostarsi a un capolavoro come Simon Boccanegra – dichiara – io spero che trovi spazio anche una riflessione sulla necessaria cura da riservare alla fragilità di ognuno e alla comunione possibile. Simone, dalle sue miserie umane e personali, diventa leader perché è capace di piangere (“Piango su voi…”): una compassione che non è sentimentalismo, ma apertura del cuore, capacità di lasciarsi ferire dal dolore dell’altro. Quella che non ha Fiesco, ad esempio, al quale, prigioniero dell’odio, è mancato uno spazio interiore di rielaborazione. La politica avrebbe sempre bisogno di donne e di uomini interiormente desti, consapevoli della loro fragilità e della fragilità altrui, capaci di trasformare dolore e perdita in empatia e responsabilità».

Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano e in inglese. Le recite si terranno venerdì 23 gennaio alle 19.00 (turno A), domenica 25 gennaio alle 15.30 (turno B), martedì 27 gennaio alle 19.00 (turno D), giovedì 29 gennaio alle 19.00 (turno E), domenica 1 febbraio alle 15.30, martedì 10 febbraio alle 19.00, giovedì 12 febbraio alle 19.00 e sabato 14 febbraio alle 15.30 (turno C). La serata Carnival Cocktail del 14 febbraio prevede un costo complessivo, comprensivo di spettacolo, cocktail e dj set, da 245 a 365 euro. Informazioni e biglietti sono disponibili sul sito del Teatro La Fenice.

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