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martedì , 9 Agosto 2022

Agroalimentare, la corsa per salvare le colture

16.03.2022 – 12.10 – Caro bollette e caro prezzi al consumo. Caro carburante e una sempre più grave mancanza di materie prime intaccano il tessuto industriale e agroalimentare italiano. Si tratta di una situazione, a ridosso di uno dei periodi più importanti dell’anno per l’agricoltura, che crea fortissima preoccupazione nel comparto. La primavera è alle porte e si devono necessariamente studiare soluzioni alternative per salvare le principali colture italiane, dal grano al mais, fino alle colture orticole più bisognose di concimazione, quali patate e pomodoro. Ieri l’Osservatorio congiunturale curato per Confcommercio FVG da Format Research ha messo in luce i timori e la crescente preoccupazione del terziario in regione. Ma quali sono, invece, le difficoltà del settore primario italiano? E, soprattutto, cosa fare per tamponare la grave situazione delle campagne italiane? Lo scorso 10 marzo il presidente di Coldiretti Udine aveva palesato la possibilità di ricorrere ai cosiddetti contratti di filiera, per permettere agli agricoltori un’organizzazione di tipo industriale, ricorrendo a dei business plan mirati a calmierare il processo economico, ora a rischio. Da tenere in considerazione anche la sofferenza dei terreni, che risentono della fortissima siccità degli ultimi mesi. Nevicate a zero, precipitazioni sotto il 40% e falde abbassate. E, come se non bastasse, il CAI – Consorzi Agrari d’Italia, denuncia anche una crisi dei concimi. Il consiglio dei Consorzi è di “di utilizzare prodotti a cessione controllata dell’azoto per ottenere un risparmio del 25% circa sui costi standard di concimazione”. “Un ulteriore aiuto – si legge in una nota – può arrivare dai sistemi di agricoltura di precisione che permettono di massimizzare la concimazione e risparmiare il 20% sul dosaggio di prodotti tradizionali”.
A creare il buco nelle forniture di fertilizzanti tradizionali, ricordano, innanzitutto il caro energia e i prezzi alle stelle dei prodotti. Il tutto è dovuto al conflitto che si sta consumando in Ucraina, che ha addirittura portato alla chiusura temporanea dello stabilimento Yara di Ferrara, il più importante centro di produzione in Italia.

E ancora, sui fertilizzanti: in questo momento si registra un sostanziale blocco delle esportazioni da parte dei Paesi più vocati alla produzione di fertilizzanti. L’Italia importa il 70% circa di concimi minerali (azotati, fosfatici, potassio), con l’Egitto che da solo rappresenta poco meno del 50% delle importazioni, seguito da Ucraina (10-15%), Algeria, Libia, Turchia, Marocco, Bielorussia e Russia. Più contenuti i problemi per i fertilizzanti organici e organominerali, la cui produzione nazionale arriva a coprire il 90% del fabbisogno.
I prezzi dei concimi, come detto, non tendono affatto a diminuire, come avviene ormai da settembre: l’urea supera i 1000 euro/ton (l’anno scorso, di questi tempi, si aggirava intorno a 350 euro/ton), il nitrato ammonico raggiunge quota record di 1000 euro euro/ton, il perfosfato minerale è passato da 170 agli attuali 350 euro/ton mentre i concimi a contenuti di potassio sono schizzati da 450 a 850 euro/tonnellata.

Ma come cercare, almeno in parte, di tutelare il comparto agroalimentare? Era stata la Lega, per mano dell’onorevole Marco Dreosto, a presentare un’interrogazione alla Commissione europea richiedendo informazioni per la tutela e la promozione del comparto agroalimentare italiano, in particolare in materia di indicazioni geografiche (IG). Positiva la risposta dell’Europa: ha espresso di accogliere con favore le iniziative degli Stati membri volte a promuovere lo sviluppo sostenibile delle filiere agroalimentari, dell’agricoltura biologica e dei prodotti di qualità. La CE ha inoltre evidenziato, circa la resilienza del settore agroalimentare europeo, che sebbene l’UE sia uno dei maggiori esportatori netti di prodotti alimentari al mondo, per determinati prodotti e materie prime (come proteine vegetali, pesce, materie prime tropicali, additivi alimentari e per mangimi) dipende dalle importazioni. 
Il quadro dei rischi e delle vulnerabilità è ancora tutto da tracciare, importante sarà perciò studiare una risposta forte e unitaria alle crisi della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. Se ne occuperà il gruppo di esperti dell’EFSCM, ossia il meccanismo europeo di preparazione e risposta alle crisi della sicurezza alimentare.
Poi, strategiche saranno le IG da consolidare per “aumentare la loro diffusione in tutta l’UE a beneficio dell’economia rurale”. Una risposta legislativa definita “imminente”, che dovrà necessariamente portare benefici ai produttori, maggiori livelli di protezione, visibilità in materia di sostenibilità e una migliore gestione dei beni, oltre a tempi ridotti per la registrazione delle IG.

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