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mercoledì , 17 Agosto 2022

Mattarella scioglie le Camere. Si vota domenica 25 settembre

22.07.2022 – 17:38 – La notizia certa è che si andrà al voto il 25 settembre, prima volta in autunno nella storia della nazione. Ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, preso atto della irrisolvibile complessità della situazione politica in Parlamento e dell’assenza di prospettive per dar vita a una nuova maggioranza, ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che implica la necessità di convocare i comizi elettorali entro 70 giorni. Si è optato dunque per l ‘ultima data utile. Una scadenza che dovrebbe consentire, salvo complicazioni, di avere un nuovo Governo operativo in autunno, in tempo per licenziare la legge di bilancio e, nella migliore delle ipotesi, mettere al sicuro i fondi del PNRR, un’esigenza sottolineata dallo stesso Mattarella.

Nei prossimi due mesi il Governo dimissionario resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti, che nella situazione attuale significa occuparsi di una serie di questioni urgenti. Il Governo, pur nelle limitazioni, “dispone degli strumenti per intervenire sulle esigenze presenti e su quelle che si presenteranno da qui all’insediamento del nuovo Governo”. Il periodo che attraversiamo, ha detto il Capo dello Stato, non consente pause negli interventi indispensabili per contrastare gli effetti della crisi economica e sociale, l’emergenza della guerra della Russia contro l’Ucraina e la recrudescenza della pandemia. Per tutte queste ragioni il Presidente ha richiamato alla responsabilità le forze politiche, nell’interesse dell’Italia.

Resta da capire come evolveranno gli equilibri politici nei prossimi due mesi. Il quadro delle alleanze con cui i partiti si presenteranno a inizio autunno è al momento imperscrutabile. È probabile che il centrodestra di Lega e FDI si presenti compatto, mentre non è dato sapere cosa farà quel che resta di Forza Italia e come si schiereranno i molti “transfughi” dell’ultima ora, dai Ministri Brunetta e Gelmini in giù. Le dichiarazioni di Letta e Serracchiani lasciano intendere invece che il “campo largo” tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle è stato definitivamente compromesso dalla spallata grillina al Governo Draghi, per cui il destino delle due forze è al momento un grosso punto interrogativo. Rimane poi quella galassia di microformazioni in orbita più o meno centrista, da Renzi a Calenda, passando per Più Europa egli ex forzisti. Troveranno una sintesi per superare divisioni e primadonnismi vari? E nel caso la risposta fosse affermativa, il PD sceglierà di spostare il suo baricentro in direzione centripeta, avvicinandosi ad esse, o sceglierà di fare un passo verso la sinistra di LEU e dell’ala più antagonista del Movimento?

di Paolo Locatelli

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