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martedì , 28 Maggio 2024

Prezzi di grano e mais in caduta libera: la preoccupazione degli agricoltori veneziani

25.09.2023 – 21.07 – Non sono solo i cambiamenti climatici a mettere a dura prova gli agricoltori con il moltiplicarsi di eventi meteo estremi, ma anche i prezzi dei cereali oramai in caduta libera. In questa circostanza ci riferiamo ai cereali. Stiamo infatti assistendo ad un crollo del prezzo del grano e del mais con valori che non vanno a coprire nemmeno i costi di produzione. “Ci siamo sempre lamentati di prezzi troppo bassi – afferma Andrea Pegoraro presidente di Coldiretti Portogruaro una delle zone insieme al cavarzerano più vocate alla cerealicoltura nel veneziano – ma ora che i costi di produzione sono schizzati alle stelle, i prezzi non sono più sostenibili per le aziende agricole”. Stiamo parlando di oltre duemila imprese che coltivano diecimila ettari a grano (principalmente tenero) e tremila aziende con oltre trentamila ettari coltivati a mais che stanno facendo i conti non solo con un calo di produzione vicino al 15% per il grano e 20% per il mais a causa del maltempo durante la primavera ed estate scorsa, ma appunto un calo dei prezzi vertiginoso se paragonato allo scorso anno. “Il grano del 2022 ci veniva pagato 40€ a quintale mentre quest’anno non si superano i 23€ – spiega Marco Liviero presidente di Coldiretti Cavarzere che rincara la dose aggiungendo – stiamo terminando la campagna maidicola in cui il mais è quotato al massimo 21€ contro i 36€ dello scorso anno, significa lavorare a gratis.”

Secondo quanto emerge dall’analisi Coldiretti a livello nazionale una spiegazione va riferita alle speculazioni e distorsioni commerciali provocate dall’afflusso di grano in eccesso sul mercato europeo. Se da un lato la Russia ha registrato un nuovo raccolto record di circa 155 milioni di tonnellate di cereali che stanno invadendo i mercati internazionali, in Ucraina, considerata storicamente il granaio d’Europa, la produzione di grano dovrebbe registrare, nel 2023/24, un calo notevole, con il raccolto che dovrebbe – secondo stime sempre di Coldiretti – attestarsi a quota 17,5 milioni di tonnellate, il livello più basso da oltre un decennio. L’incertezza sull’accordo sul Mar Nero tra Commissione Ue e Polonia, Slovacchia e Ungheria, ha favorito inoltre le speculazioni sul mercato delle materie prime agricole, che si spostano dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro, fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori.

[g.m]

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