13.02.2026 – 09.38 – Nel pomeriggio di ieri, Piazza San Marco si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto per accogliere la scenografica rievocazione del Taglio della Testa del Toro. Si tratta di un’antica cerimonia che affonda le proprie radici nel Medioevo veneziano e che ancora oggi celebra con vigore la straordinaria abilità della città nel coniugare storia, tradizione e spettacolo. L’evento, curato con attenzione dall’Associazione Compagnia L’Arte dei Mascareri in collaborazione con la Compagnia teatrale Pantakin e una delegazione della città di Aquileia, ha saputo riportare il numeroso pubblico presente indietro nel tempo, precisamente fino al 1162, anno in cui la Serenissima sancì definitivamente la propria supremazia sul Patriarca di Aquileia.
Alla cerimonia ha preso parte il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto, affiancato dal direttore artistico del Carnevale, Massimo Checchetto, e dal sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino. Proprio Giovanni Giusto ha voluto sottolineare l’importanza simbolica della manifestazione dichiarando che “Questa rievocazione è molto più di una semplice tradizione: è un ponte tra la storia della Serenissima e la sua capacità di trasformare il passato in spettacolo. Come il Carnevale stesso, il rito del Taglio della Testa del Toro unisce arte, cultura e partecipazione, raccontando al pubblico valori che parlano di coraggio, comunità e memoria collettiva, in perfetta sintonia con il tema di quest’anno, che celebra il gioco come linguaggio universale”.
La vicenda storica trae origine dalla vittoria del Doge Vitale II Michiel sulle truppe del Patriarca Ulrico, il quale aveva tentato invano di conquistare Grado, territorio sotto l’egida veneziana. Come segno di sottomissione, al Patriarca venne imposto un tributo annuale composto da un toro, dodici pani e dodici maiali, da sacrificare simbolicamente nel cuore della città. In questa allegoria del potere, il toro rappresentava il nemico sconfitto mentre i maiali i suoi alleati; le carni venivano poi distribuite in un banchetto collettivo il giorno del giovedì grasso. Da questa antica consuetudine deriva il celebre modo di dire “tagliare la testa al toro”, espressione oggi universale per indicare la fine di un’incertezza, ma nata proprio dalla risolutezza della Repubblica di Venezia verso i suoi avversari.
Sul palco, il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino ha partecipato attivamente insieme ai suoi concittadini per interpretare il Patriarca e i dodici feudatari ribelli, ribadendo quanto sia fondamentale celebrare tali ricorrenze per mantenere viva la storia comune di due realtà geograficamente e storicamente vicine. Il racconto è stato affidato all’iconica maschera di Pantalone, accompagnato dalla nipote e dalla balia friulana, mentre la delegazione di Aquileia, avvolta in cupi mantelli neri e mascheroni da maiale, ha offerto una potente interpretazione del momento culminante del sacrificio simbolico.
Ad arricchire l’affresco vivente della piazza sono intervenute anche le dodici Marie del Carnevale, che con la loro eleganza hanno impreziosito la cerimonia insieme a decine di figuranti in costume. Il rito è stato accolto da un lungo applauso della folla gremita, suggellando un momento in cui radici e contemporaneità si sono intrecciate in un unico, suggestivo racconto popolare. L’evento, promosso dal Comune di Venezia insieme a Vela spa, conferma ancora una volta la centralità della memoria storica nel palinsesto delle celebrazioni cittadine.


