16.03.2026 – 11.45 – Venezia torna a essere terreno di confronto e ricerca per un gruppo di artisti e docenti statunitensi che da alcuni anni osservano la città lagunare come un laboratorio aperto di pratiche artistiche e riflessione contemporanea. Da questa esperienza nasce “Qui dall’abisso”, una mostra che raccoglie opere e sperimentazioni maturate tra Venezia e gli Stati Uniti, dove immagini, suoni e forme diventano strumenti per interrogare le trasformazioni ambientali, culturali e sociali della città. La mostra d’arte “Qui dall’abisso” è organizzata dall’Associazione culturale Spiazzi e sarà visitabile da sabato 14 a giovedì 19 marzo nella sede dell’associazione, in Calle del Pestrin 3865. L’esposizione rientra nel palinsesto de “Le Città in Festa” ed è curata da Ted Efremoff.
Gli artisti partecipanti – Sean Patrick Gallagher, Eben Kling and Aude Jomini, Ted Efremoff in collaboration with composer Drake Andersen, Jeff Slomba – sono docenti di arte della facoltà di Arte e Design della Central Connecticut State University a New Britain, negli Stati Uniti. Da circa cinque anni il loro lavoro si intreccia con Venezia: nel 2022 hanno infatti avviato una prima residenza per artisti presso la sede veneziana dell’associazione culturale Spiazzi.
Da quell’esperienza è nato un percorso di ricerca che si sviluppa tra la permanenza in laguna e il successivo lavoro negli Stati Uniti, dove le esperienze raccolte vengono rielaborate anche attraverso attività didattiche con gli studenti. Il loro interesse si concentra sulle dinamiche ambientali, culturali e sociali della città, affrontate come un laboratorio permanente di pratiche performative, elaborazioni audiovisive, opere grafiche e scultoree. Il metodo di lavoro prevede l’osservazione e la raccolta di immagini, situazioni e pratiche durante il periodo di residenza veneziana. Questi materiali vengono poi sviluppati nel contesto accademico di provenienza e infine restituiti l’anno successivo con una nuova esposizione nella sede dell’associazione.
Nel tempo il gruppo si è progressivamente ampliato. Ogni anno nuovi artisti si uniscono al progetto, contribuendo ad arricchire il lavoro con ulteriori media e prospettive. Il risultato è una pratica artistica definita come militante, che propone una lettura della città e dei suoi archivi iconografici attraverso interpretazioni differenti, sospese tra suggestione e visioni di trasformazione.


