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venerdì , 12 Giugno 2026

Veneto, l’allarme Spi Cgil: 17mila anziani sono completamente soli

04.05.2026 – 09:10 – In un Veneto che invecchia, il velo di silenzio calato su una parte della popolazione si fa sempre più spesso, rivelando una fragilità sociale che va oltre il semplice dato statistico: gli oltre 17mila gli anziani, cioè gli ultra75enni, che vivono in una condizione di isolamento totale non rappresentano solo una sfida assistenziale, ma una vera e propria emergenza comunitaria che interroga la tenuta dei legami di vicinato e l’efficacia delle reti di protezione pubblica. Questi cittadini, spesso capaci di mantenere un’autonomia apparente nelle attività quotidiane, si ritrovano in realtà privi di qualsiasi punto di riferimento umano, dai familiari agli amici, diventando vulnerabili di fronte a ogni piccolo imprevisto che la vita o la salute può presentare.

I dati diffusi dall’Istat, basati su indagini del 2023 e rielaborati per il territorio regionale, tracciano un quadro lucido delle solitudini nel Nord-est. In Veneto, la stima parla di oltre 17mila persone con più di 75 anni che non hanno nessuno su cui contare. Tra questi si distinguono profili diversi: dagli individui indipendenti che ancora frequentano i servizi pubblici e i negozi, fino ai soggetti non autosufficienti per i quali l’assenza di una rete di supporto può trasformare l’esistenza quotidiana in una condizione di estrema criticità. Il rischio concreto è quello di una scomparsa silenziosa, un fenomeno che sembra accentuarsi in una società dove i ritmi individuali prevalgono spesso sulla coesione sociale.

Il sindacato dei pensionati Spi Cgil del Veneto ha espresso forte preoccupazione per queste evidenze, sottolineando come l’indifferenza non possa essere la risposta a una tale realtà. Secondo la segreteria regionale dello Spi Cgil «pensare che 17mila anziani siano completamente soli non può lasciarci indifferenti. Se consideriamo per esempio il tema della non autosufficienza c’è da chiedersi come facciano queste persone a svolgere anche le più elementari funzioni, soprattutto se economicamente impossibilitate a richiedere adeguata assistenza. Ma anche per un ultra75enne autonomo, recarsi per esempio all’ospedale da solo, magari utilizzando un mezzo pubblico o un taxi, può risultare difficile. Crediamo sia necessario che ogni Comune, grande o piccolo, monitori questi soggetti più che vulnerabili, fornendo quell’aiuto e quell’attenzione che non possono ricevere da nessun altro».

L’analisi territoriale mostra che la solitudine è più incisiva nei contesti urbani medio-grandi, dove la percentuale di anziani totalmente soli raggiunge il 3,5%. Al contrario, nelle zone rurali e nei piccoli centri la quota scende al 2,5%, complice probabilmente una maggiore facilità nel tessere e mantenere relazioni di prossimità. Tuttavia, la geografia del fenomeno non ne attenua la gravità complessiva. La richiesta che giunge dal sindacato è rivolta direttamente alle istituzioni affinché si facciano carico di coordinare una rete di solidarietà che non può essere lasciata soltanto all’iniziativa dei singoli o delle associazioni.

In conclusione, lo Spi regionale ribadisce che «la solitudine delle persone anziane rientra fra quelle criticità che devono essere affrontate con una rete di solidarietà coordinata però dalle istituzioni pubbliche e dalla politica. Noi facciamo la nostra parte, come sempre, ma spetta a chi governa il territorio individuare gli interventi mirati e creare le condizioni ideali affinché nessuno nella nostra regione possa sentirsi abbandonato, senza alcun sostegno o supporto esterno». La questione resta dunque aperta sul tavolo della politica locale, chiamata a trasformare i dati numerici in interventi capillari di monitoraggio e assistenza domiciliare.

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