Pesca delle vongole in ginocchio sull’Alto Adriatico, Bond convoca Tavolo tecnico

05.05.2026 – 09:30 – Il mare dell’Alto Adriatico non restituisce più le sue vongole. Da oltre un anno e mezzo, 102 imprese venete dedite alla pesca dei molluschi bivalvi sono completamente ferme, con produzioni azzeratesi e reddito pari a zero. È per affrontare quella che l’assessore regionale alla Pesca Dario Bond definisce “una crisi senza precedenti per estensione e profondità” che il 4 maggio scorso si è riunito a Mestre un tavolo straordinario convocando eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti delle categorie del settore. L’obiettivo: trasformare l’emergenza in strategia, prima che sia troppo tardi per mille famiglie.

La crisi si è sviluppata lungo due direttrici parallele e strettamente intrecciate. Da un lato, a partire dalla fine del 2023, il numero di imprese della pesca professionale e dell’acquacoltura ha subito un calo persistente, conseguenza diretta dell’invasione del granchio blu e di anomalie climatiche sempre più frequenti. Dall’altro, nell’estate del 2024, si è abbattuto sul bacino un fenomeno ambientale di portata eccezionale: la proliferazione delle mucillagini, accelerata da un giugno piovoso — con precipitazioni superiori del 34% rispetto alla norma — e da luglio e agosto che si sono rivelati tra i più caldi degli ultimi trent’anni, con temperature medie superiori anche di 1,8 gradi rispetto alla media storica. Le masse gelatinose hanno prima reso inutilizzabili gli attrezzi da pesca, poi si sono depositate sui fondali provocando fenomeni di anossia che hanno soffocato la fauna bentonica. Il risultato è stato, in numerose aree della costa veneta, una moria tra il 90% e il 100% delle popolazioni di vongole e fasolari.

“Non si è trattato solo di un problema operativo per i pescatori”, ha sottolineato Bond, “ma di un collasso dell’ecosistema marino in intere aree di pesca.” Le ordinanze emesse nell’ottobre 2024 dalle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia hanno formalizzato l’inevitabile, vietando “fino a revoca” la pesca con draga idraulica. Nel corso del 2025, di fatto, la produzione di vongole e bivalvi nei compartimenti marittimi del Veneto è stata pari a zero. Oggi sono 163 le barche ferme, con un indotto stimato di circa mille persone direttamente coinvolte.

A livello nazionale, il Ministero dell’Agricoltura ha riconosciuto la gravità della situazione con un decreto del 12 marzo 2025 che ha qualificato l’evento come calamità naturale, aprendo l’accesso al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. “Il riconoscimento della calamità è un passaggio fondamentale”, ha spiegato Bond, “ma ora servono risorse adeguate e tempi rapidi per sostenere le imprese.”

Il tavolo di Mestre ha visto la partecipazione degli assessori alla pesca di Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna — Stefano Zannier e Alessio Mammi — confermando che il problema travalica i confini regionali e accomuna l’intero arco costiero dell’Alto Adriatico. Tra i presenti anche il commissario straordinario al granchio blu Enrico Caterino, gli europarlamentari Paolo Borchia, Flavio Tosi, Sergio Berlato e Anna Maria Cisint, oltre a numerosi parlamentari e consiglieri regionali.

Sul fronte europeo, Bond ha indicato alcune strade concrete da percorrere: il Regolamento UE 2024/1991, la cosiddetta Nature Restoration Law entrata in vigore nell’agosto 2024, prevede obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati e potrebbe rappresentare una leva finanziaria importante. Allo stesso tempo, l’assessore ha lanciato un avvertimento sulla progressiva riduzione dei fondi europei per la pesca: “Sappiamo che l’UE sta riducendo le risorse per la pesca fino al 60% e che i fondi Feampa andranno progressivamente a ridursi già dal 2028, a favore dei fondi di coesione a disposizione dei singoli Stati. Proprio per questo è fondamentale muoversi ora, con una strategia chiara e condivisa”.

Il Tavolo Interistituzionale sulla Pesca, che a breve sarà deliberato ufficialmente dalla Giunta regionale veneta, avrà il compito di individuare risorse, proporre emendamenti e definire strategie di diversificazione produttiva nell’acquacoltura. “Dobbiamo affrontare l’emergenza ma anche costruire una strategia di medio-lungo periodo”, ha concluso Bond. “La pesca è parte della nostra identità e della nostra economia: difenderla è una priorità assoluta.”

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