02.07.2026 – 12:30 – Il territorio del Veneto Orientale si prepara a trasformarsi nel baricentro della scena concertistica con l’avvio della quarantaquattresima edizione del Festival Internazionale di Musica di Portogruaro, quest’anno incentrato sul tema “Consonanze”. La rassegna, che si svilupperà ufficialmente dal 26 agosto al 16 settembre 2026 sotto la direzione artistica di Alessandro Taverna, delinea un percorso culturale e strutturato di oltre due mesi grazie ai cartelloni collaterali “Aspettando il Festival” e “Dopo il Festival”. L’evento, organizzato dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia, si propone come un’operazione di valorizzazione territoriale che coniuga la tradizione classica alle sonorità contemporanee, catalizzando l’attenzione di un pubblico trasversale e potenziando l’attrattiva dei siti storici e architettonici della città e delle aree limitrofe.
Sul piano artistico, il cartellone principale si articola su tappe di rilievo, a partire dal concerto di inaugurazione del 26 agosto al Teatro Russolo, che vedrà il ritorno dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI con il violoncellista, compositore e direttore Giovanni Sollima. Il repertorio lirico sarà rappresentato dall’allestimento de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, eseguito dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Goldoni di Livorno sotto la direzione di Marcello Mottadelli. Tra le presenze internazionali spicca quella di Emmanuel Pahud, primo flauto dei Berliner Philharmoniker, atteso il 13 settembre insieme all’Orchestra da camera L’Appassionata guidata da Enrico Bronzi. Le aperture verso i generi crossover includono l’omaggio a David Bowie firmato dal trombettista Paolo Fresu il 30 luglio, l’esibizione del pianista e producer Dardust il 10 settembre con Urban Impressionism, e il concerto del Coro Polifonico di Ruda con Remo Anzovino il 3 settembre, dedicato al 50° anniversario del terremoto del Friuli.
Per la quarta edizione del Premio Santa Margherita “Nuove Carriere”, il riconoscimento è stato assegnato per la prima volta a un’intera formazione: l’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani, ensemble under 35 riconosciuto dal Ministero della Cultura che dal 2015 a oggi ha all’attivo oltre 220 concerti e coinvolge annualmente circa 150 musicisti. Sarà proprio questa compagine a chiudere il festival il 16 settembre, eseguendo i due concerti per pianoforte di Chopin insieme ad Alessandro Taverna e al direttore Biagio Zoli. Il legame tra cultura e divulgazione scientifica si esprimerà l’8 settembre con Il Suono dei Pianeti, esecuzione della suite The Planets di Gustav Holst per due pianoforti con l’Amadeus Piano Duo e l’astrofisico Roberto Taverna. Il festival ricorderà inoltre Giuseppe Sinopoli nel 2026, anno che ne segna l’80° anniversario della nascita e il 25° della scomparsa, tramite un itinerario tra musica e archeologia che toccherà il Museo Nazionale Concordiese e l’Area Archeologica di Concordia Sagittaria con i musicisti Samuele Telari, Luca Magariello, Ottaviano Cristofoli ed Eijiro Nakagawa.
Sul fronte dell’accessibilità e dell’innovazione esperienziale, l’organizzazione ha introdotto una formula Carnet riservata ai giovani tra i 20 e i 30 anni, che permette, acquistando il biglietto per Dardust, di accedere ad altri due concerti a scelta con un supplemento di 10 euro. Le attività collaterali prevedono performance multisensoriali come Piano & Sand il 22 luglio, l’evento Terroir del sound designer Sarc:o il 1° settembre a Villa Bogdano 1880, e i momenti di approfondimento denominati Penombre con i relatori in residenza Guido Barbieri e Paolo Bolpagni. Il segmento “Aspettando il Festival” toccherà diverse frazioni e comuni dal 22 luglio con formazioni quali il Milano Saxophone Quartet, il Fivebrass Quintet e l’Orchestra di Padova e del Veneto, mentre la chiusura post-festival sarà affidata all’Abbey Town Jazz Orchestra il 25 settembre e a un trio cameristico femminile il 17 settembre.
«Una consonanza non è mai un suono solo: nasce dal rapporto tra due suoni diversi e dalla distanza che li separa — quello che in musica chiamiamo intervallo — afferma il Direttore artistico Alessandro Taverna —. Vale anche fuori dal pentagramma: c’è consonanza quando epoche lontane si parlano, quando linguaggi nati su strade diverse trovano un terreno comune, quando una comunità ritrova la propria voce. L’accordo non spegne le voci che lo compongono: le raccoglie senza confonderle, ed è proprio in questo spazio che si muove il Festival 2026. Quello che mi sta più a cuore è ciò che accade in quel margine: i punti in cui un suono tende verso un altro, in cui un ambito sfiora il successivo, in cui ieri e oggi si cercano. La musica, in questo senso, ci ricorda una cosa essenziale: che le differenze esistono per essere ascoltate, e qualche volta accordate»

