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domenica , 27 Novembre 2022

We Love Safety: “L’esperienza crea memoria, la memoria crea ricordo”

Imparare la sicurezza attraverso la creatività: da dicembre 2021, più di 700 alunni delle scuole medie e superiori della ragione, si sono impegnati con l’aiuto dei loro insegnati a partecipare alla prima edizione del concorso We Love safety

22.03.2022 – 19.10  Come riuscire a coinvolgere studenti e studentesse delle medie e delle superiori in modo appassionante ai “tediosi” temi della sicurezza negli ambienti di lavoro e non solo, è stata la vera sfida sui cui hanno dovuto ragionare gli organizzatori del progetto We Love Safety, ideato dagli enti di formazione professionale CEFS, ESMEPS, FORMEDIL ed EDILMASTER, prima di intraprendere questo percorso di formazione nelle scuole. L’opportunità di coinvolgere alunni di tutta la regione in relazione a questo argomento è arrivata da un finanziamento messo a disposizione dalle Casse edili di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste, collegate agli enti di formazione professionale sopracitati, che ha usufruito di fondi del Patto di stabilità 20/20 messi a disposizioni per attività di informazione e formazione sulla sicurezza per lavoratori e non solo. Giunta ora alla fase finale della sua prima edizione, l’iniziativa dal titolo We love safety FVG – percorso laboratorio e concorso di idee sul tema della sicurezza – ha coinvolto più di 700 studentesse e studenti delle scuole medie e superiori della regione nella riprogettazione creativa di due dei dispositivi di protezione individuale più iconici del mondo delle costruzioni: il caschetto e il gubbino ad alta visibilità.

L’esperienza crea memoria, la memoria crea ricordo. “Questo esperimento nasce come una sfida attraverso la quale portare qualche ingrediente della sicurezza analizzato a 360° all’interno di gruppi di giovani studenti”. Racconta l’urbanista Marco Svara, figura chiave per la realizzazione del progetto. Da un confronto con i colleghi dei quattro enti di formazione professionale, che si occupano del settore edile, ed i rappresentanti delle Casse edili è emerso che la modalità a loro affine per rivolgersi ai ragazzi è sicuramente quella dell’approccio diretto “perché siamo convinti che l’esperienza crea memoria e la memoria crea ricordo”. Potevano cimentarsi sulla classica comunicazione frontale ma si sarebbero persi gli studenti al secondo minuto di lezione; quindi, hanno pensato che partire dal ragionamento sul reale utilizzo nel mondo dei cantieri edili dei dispositivi di protezione individuale, sarebbe stata una modalità efficace per affrontare il tema. A differenza di molte altre professioni in cui la divisa ha assunto dei connotati fashion, basti pensare alle bellissime divise dei cuochi che grazie a programmi come Masterchef che sono diventati indumenti di moda, questo non accade nell’ambito dell’edilizia. Per quanto si possa fare un’approfondita ricerca su Google la restituzione iconografica dei caschetti e dei gilet è sempre la stessa. Come affermano Lorsi Zanor, direttore del Cefs, e Marco Svara, “l’edilizia si porta dietro lo sporco, la scomodità e soprattutto un’immagine che è legata a cinquant’anni fa, l’uomo con il caschetto, il giubbottino e le cuffie”. E allora, perché non provare con l’aiuto degli studenti a rendere questi oggetti veramente alla moda, provando a creare una linea di Dpi che facciano sentire i lavoratori orgogliosi di indossarli? Questa è stata la sfida che ha coinvolto i 736 alluni che hanno partecipato a questa iniziativa.

I due oggetti iconici. La scelta dei Dpi è ricaduta su due oggetti iconici il caschetto ed il gilet ad alta visibilità. Chiaramente, avendo coinvolto scuole medie e superiori i due Dpi sono stati celti nell’ambito della Classe 1, fascia utilizzata nelle situazioni di minor rischio, ove i parametri normativi hanno delle caratteristiche meno restringenti. Ad esempio, rispetto al gilet la superficie fluorescente e catarifrangente è matematicamente presente, ma non estremante vincolante. Questo progetto, che presentava un livello di complessità maggiore, è stato affidato alle scuole superiori. Il caschetto è stato invece fisicamente dato ai ragazzi delle scuole medie, il cui obiettivo era anche quello che prendessero confidenza con questo oggetto, lo tenessero in mano, se lo portassero a casa e lo personalizzassero secondo alcuni criteri previsti dal bando. 

La sicurezza è in tutto ciò che facciamo. La prima parte di questo esperimento didattico si è incentrata su quattro ore di teoria. Le prime due ore sono state dedicate al tema della sicurezza vista a 360°, coordinate dall’ingegnere Martina Filiput e sono avvenute in modalità remota perché ci si trovava ancora in una fase di picco pandemico. La formatrice ha utilizzato l’espediente del gioco per far ragionare su concetti quali rischio, pericolo, danno, cartellonistica e sull’utilizzo del numero unico 112. Oltre al discorso sui Dpi e sulla sicurezza sul lavoro è stato fondamentale renderli consapevoli della stessa al di fuori degli ambiti lavorativi. Quindi Martina Filiput si è concentrata sui primi strumenti, come la cartellonistica, che sono in grado di dare una lettura immediata e orientativa rispetto a quelle che potrebbero essere delle situazioni di pericolo indipendentemente dal contesto in cui uno si trovi.

Un progetto è l’ipotesi di trasformazione di una realtà. Nelle seconde due ore, coordinate dall’urbanista Marco Sava, che si sono potute svolgere in presenza, sono state spiegate sia le modalità del concorso, sia cosa significhi fare un progetto. Insieme agli studenti ne è stata creata una definizione: “Un progetto è l’ipotesi di trasformazione di una realtà”. Dove “ipotesi” significa semplicemente che può andar bene, o può andar, ma che il termine di sconfitta non può essere contemplato perché la cosa fondamentale risiede nell’averci provato. “Trasformazione” è il susseguirsi di azioni che determinano un cambio rispetto ad uno stato precedente, e porta in seno il concetto di agire. “Realtà”, che in questo caso strettamente connessa al mondo delle costruzioni, è servita per insegnare ai ragazzi che sì è importante progettare ma che l’idea deve essere coerente all’ambito all’interno in cui si va ad intervenire.

Gli ingredienti del concorso. Questo passaggio è stato rilevante per far capire ai ragazzi, che non avevano mai partecipato ad un concorso, quali sono nel mondo reale le modalità di selezioni dei progetti. Per quanto riguarda il caschetto ogni studente poteva presentarne uno. Ad ogni partecipante ne è stato fornito uno bianco su cui poter disegnare. Lo potevano decorare con qualsiasi tecnica o strumento, conditione sine qua non è che non ci fossero messaggi di tipo provocatorio, politico e passibili di ledere la sensibilità di qualcuno o che alterassero le dimensioni della struttura con l’aggiunta di elementi esterni. Mentre per la progettazione del gilet, gli è stato fornito il template di un indumento a collo alto con una linea un po’ più contemporanea che permettese loro di progettare sia in modo digitale, sia in modo cartaceo. In questo caso ogni studente delle scuole superiori poteva partecipare con un massimo di due idee progettuali. È stato dato un termine di consegna e ogni progetto nominato con un codice alfanumerico di cinque cifre così da garantire l’anonimato. Entusiasmante è stata la collaborazione degli insegnanti di ogni scuola che hanno promosso questa iniziativa all’interno delle loro classi. Alla fine, su 334 caschetti ne sono ritornati 320, e su 300 e passa progetti dei gilet delle scuole superiori ne sono arrivati quasi 300 progetti. Quindi un numero molto elevato di partecipazione. I ragazzi non erano obbligati a farlo, era una loro scelta; quindi, diciamo che l’85 % dei coinvolti ha deciso di partecipare al concorso e questo è stato un grande risultato.

Creatività e ingegnosità degli studenti. Lasceremo questa parte avvolta in un’allure di mistero per non svelare dettagli che si scopriranno solo durante le premiazioni; quindi, verranno indicati a livello generale alcuni degli elementi che hanno contraddistinto l’incredibile creatività ed ingegnosità di tutti gli studenti e studentesse che si sono messi all’opera. Innanzitutto, una menzione speciale va data agli insegnanti delle scuole medie e delle superiori che hanno seguito, in modo appassionato, questo non facile percorso progettuale. In entrambi i progetti i ragazzi sono arrivati ad un grado di dettaglio molto approfondito, soprattutto nel progetto dei gilet che implicava una complessità superiore conforme alla maggiore maturità dei ragazzi. Gli elaborati, che sono stati consegnati, comprendevano una relazione tecnica che evidenzia nel rispetto della normativa vigente la scelta dei materiali, il bilanciamento delle proporzioni tra superficie riflettente e catarifrangente, colori e loghi, ed una parte più creativa in cui si mette in luce la fonte d’ispirazione. In molti dei casi sono venite fuori delle soluzioni tecnologiche sorprendenti e fattibili, che hanno fatto emergere la consapevolezza del concetto di “realtà” appreso durante le poche ore di teoria. Il tema fashion non è mai stato perso di vista rendendo questi capi belli da indossare ed in alcuni casi reversibili, ossia adatti ad essere utilizzati anche al di fuori del cantiere. Molta attenzione anche al discorso delle donne sul cantiere, che avrebbero sicuramente bisogno di capi più adatti alle loro forme e una certa discrezione nel mostrarle.

La giuria popolare: genitori e figli insieme. Le proposte pervenute, dopo una prima selezione operata da una giuria tecnica composta da esperti del settore della sicurezza, della grafica, dell’imprenditoria e delle costruzioni, sono state al vaglio della “giuria popolare” chiamata a votare sulla pagina Instagram del progetto (@welovesafetyfvg) le idee finaliste. Il grande successo è stato quello di vedere dopo solo una settimana migliaia di visualizzazioni, tantissime per un concorso alla sua prima edizione, che attraverso la condivisione di amici e parenti hanno votato i progetti. Si potrebbe scrivere un articolo solo sulla moltitudine di genitori che si sono attivati sulle loro pagine social per promuovere l’idea del proprio figlio. Un progetto nato in seno ad una scuola, che ha creato un bellissimo momento di unione tra genitori e figli, soprattutto in una fase delicata come quella adolescenziale dove normalmente i genitori vengono chiusi fuori dalla porta con un bel cartello “vietato entrare”. Questo eccezionale momento di contaminazione, per nulla scontato, che li ha visti fare insieme qualcosa, per Marco Sava e Loris Zanor è forse il risultato più importante di tutta l’iniziativa. La sommatoria dei voti ottenuti dalla giuria tecnica e dalla giuria popolare andrà così a delineare la classifica finale, premiando, oltre ai primi 3 classificati, anche altri 12 progetti ritenuti meritevoli per intuizione e innovazione (menzioni speciali). Oltre ai singoli studenti, durante i 4 eventi finali aperti all’intera cittadinanza che si svolgeranno nell’ultima decade di marzo all’interno delle 4 sedi delle scuole edili provinciali (le date, gli orari e le location saranno comunicate per tempo sull’account Instagram), saranno premiate, con un buono da 500 euro da spendere per migliorare le dotazioni della propria struttura, anche la scuola con più studenti partecipanti, quella con più progetti premiati, l’istituto madre del progetto primo classificato e la scuola più partecipativa- propositiva. Infine, a partire dall’11 aprile, una moltitudine di maxi-poster 6×3 rappresentativi dei progetti vincitori invaderanno i capoluoghi regionali restituendo alla collettività la visione di un futuro possibile dove i concetti di sicurezza e moda sperimentano nuove modalità di contaminazione reciproca, incentivando (si spera) così i lavoratori nell’utilizzare quotidianamente i dispositivi in grado di salvare loro la vita.

Un aereo alla partenza investe la maggior parte del carburante. “Questo progetto ha mio parere ha una valenza pluriennale, – rimarca Loris Zanor – e quest’anno siamo partiti a livello di sfida. All’inizio c’è stata una difficoltà a coinvolgere le scuole nel partecipare, lo sforzo è stato come quello di un aereo che alla partenza deve investire la maggior parte del carburante. Tuttavia, una volta che le scuole sono partite l’entusiasmo è stato tale che lo sforzo è stato ripagato. A mio avviso è un qualcosa di cui vedremo i frutti nel medio periodo – continua Zanor -; quindi, dobbiamo trovare il modo poter continuare a lavorare in questa direzione. Non è un evento fine a sé stesso. Lega sicurezza con creatività due cose su cui noi come scuole edili facciamo leva. Sono state invitate tutte le scuole della regione e bene o male da ogni territorio alla fine hanno risposto. Noi c’eravamo dati un obiettivo molto alto, ossia di coinvolgere 800 studenti della regione, 400 delle scuole medie e 400 delle scuole superiore. Il risultato è stato molto alto perché hanno aderito 736 studenti, quasi equamente suddivisi su tutto il territorio della regione. Sono soddisfatto perché, principalmente, il risultato ottenuto è stato il frutto di un bel gioco di squadra con gli altri direttori delle scuole e casse edili della Regione FVG Walter Lorenzi, Giulia Castellan, Caterina de Cal e Francesco Turchet”.

Le ragazze ed i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado dell’I.C. “Don Milani” (sedi di Aquileia e di Fiumicello) di Udine, dell’ I.C. Campi Elisi – “Lionello Stock” di Trieste, dell’I.C. Pordenone Sud e dell’I.C. “Ezio Giacich” di Monfalcone – Gorizia (346 in tutto) hanno avuto l’opportunità di (ri)progettare e realizzare in scala 1:1 il design di una possibile collezione di caschetti di protezione dalla grafica contemporanea e “cool”, mentre le allieve e gli allievi delle scuole secondarie di secondo grado dell’ISIS Malignani e dell’ITG Marinoni di Udine, del Liceo Artistico Nordio di Trieste, dell’ISIS Sacile-Brugnera – sede di Carniello, dell’ISIS Zanussi e dell’ISIS Mattiussi – Pertini di Pordenone, dell’Istituto Professionale Statale Cossar – Da Vinci e del Liceo Artistico Fabiani di Gorizia (331 in tutto), hanno potuto cimentarsi nel ripensamento dei gilet ad alta visibilità (quelli realizzati con materiale fluorescente e catarifrangente) ideando nuove traiettorie grafiche di una possibile linea di abbigliamento da far indossare a tutti i lavoratori del settore edile.

Le date delle premiazioni:
Trieste: venerdì 25 marzo 2022, dalle ore 16.30 alle ore 17.30, c/o EDILMASTER, La scuola edile di Trieste, via dei Cosulich n. 10
Pordenone: lunedì 28 marzo 2022, dalle ore 16.30 alle ore 17.30, c/o ESMEPS Pordenone, Largo San Giorgio n.10
Gorizia: martedì 29 marzo 2022, dalle ore 16.30 alle ore 17.30, c/o FORMEDIL, La scuola edile di Gorizia, via del Montesanto n. 131/42
Udine: giovedì 31 marzo 2022, dalle ore 16.30 alle ore 17.30, c/o CEFS, La scuola edile di Udine, via Giuseppe Bernardino Bison n.67

di Laura Fonovich

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