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giovedì , 1 Dicembre 2022

Emergenza lavoro: introvabili figure per ristoranti e hotel

01.03.2022 – 15.39 –  Continuano ad arrivare segnali preoccupanti dai settori dell’accoglienza e della ristorazione: si cercano senza risultato cuochi, pizzaioli e personale di sala, divenuti introvabili. Un problema amplificato dal fenomeno delle dimissioni volontarie, perché l’offerta è ampia e vi è dunque ampio turnover. Un’emergenza che non riguarda solo gli stagionali, tema già affrontato lo scorso anno, ma anche il personale in servizio permanente in tali settori.

Convocherò le parti sociali nell’ambito del commercio e della ristorazione perché arrivano segnali preoccupanti per quanto concerne la ricerca di personale nei settori dell’accoglienza e della ristorazione. Un’emergenza che vale non solo per gli stagionali, tema già affrontato lo scorso anno con i sindacati del turismo, ma anche per il personale in servizio permanente in tali settori”.
Così l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan annuncia l’iniziativa che prevede di mettere intorno ad un tavolo le parti sociali per fare il punto della situazione della carenza di personale che non riguarda più figure legate alla stagionalità, ma gli organici delle aziende della ristorazione e dell’accoglienza in tutta la nostra regione.
L’obiettivo del tavolo sarà, quindi, quello di analizzare il fenomeno anche dal punto di vista numerico e di verificare quali strade possano essere imboccare per provare a a dare risposta alle imprese in cerca di personale.
“Vi è un aspetto da non sottovalutare in questo contesto di emergenza lavorativa – conclude Donazzan -. Il reddito di cittadinanza oggi rende decisamente non interessante trovare un lavoro. Sostengo da sempre che il reddito di cittadinanza sia diseducativo, ma oggi diventa fonte di un doppio danno economico perché provoca l’aumento della spesa pubblica. E non possiamo proprio permettercelo date le gravi difficoltà in cui versa la nostra economia, con il conseguente impoverimento delle famiglie e del potere d’acquisto. È una spesa a perdere. Anche perché quei lavoratori che normalmente venivano al nord almeno per svolgere lavori stagionali, ad esempio nella ristorazione, oggi preferiscono percepire il reddito di cittadinanza e restare dove vivono. E questo è un grande ostacolo per l’occupazione”.

[c.s]

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