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martedì , 27 Febbraio 2024

Malala, Greta, Andrea. L’attivismo giovanile che funziona: un po’ di storia

di Ayrin Pettorosso
03.12.2023 – 9.00 – In un mondo proiettato verso il futuro, caratterizzato da un costante progresso, è ai giovani che dobbiamo affidarci maggiormente per poter cambiare quei sistemi disfunzionali che sono ormai divenuti colonne portanti della nostra società. Anche per questo le società giovanili di volontariato, quelle di promozione culturale e quelle attive nel campo sociale e dei diritti umani vengono sempre più appoggiate anche da associazioni internazionali. Uno dei principali progetti a sostegno dei giovani attivisti è “JUST EU and ME”, promosso da ben sette organizzazioni europee (European Movement International, Foundation of Alternative Educational Initiative, International Initiatives for Cooperation, International Initiatives for Cooperation Galicia, Nordic Diaspora Forum e Transitions) e finanziato dal programma CERV (Citizens, Equality, Rights ancd Values Programme, 2021-2027), si occupa di sostenere i giovani attivisti di Bulgaria, Italia, Polonia, Svezia e Spagna, fornendo loro competenze e opportunità per difendere i diritti sociali, mettendo in atto il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali a livello locale e dell’Unione Europea, concentrandosi in particolare sull’accesso all’istruzione, la parità di genere e la promozione delle pari opportunità e dei pari diritti per i gruppi sociali emarginati. Questo progetto offre l’opportunità di acquisire competenze per coinvolgere la comunità e i portatori di interesse a creare piani di advocacy a livello nazionale e a livello comunitario sui diritti sociali.

Per fortuna oggi godiamo dell’aiuto di associazioni di questo tipo, che appoggiano gli attivisti e danno loro la possibilità di avere risultati migliori e in un minor lasso di tempo, però non è sempre stato così. Anche i tempi relativamente recenti, fino a pochi anni fa, i giovani attivisti si ritrovavano a lottare da soli o a ricevere proposte d’aiuto solo una volta che il progetto era ben avviato. La giovane attivista più famosa e chiacchierata degli ultimi anni è certamente Greta Thunberg. Nel 2018, a soli 15 anni, inizia a preoccuparsi per gli effetti del cambiamento climatico e per il mondo inquinato che, inevitabilmente, lasceremo in mano ai nostri figli. Ogni venerdì, invece di andare a scuola, protesta davanti al Parlamento di Stoccolma con in mano l’iconico cartello che recita “Sciopero della scuola per il clima”. Il suo sciopero attira l’attenzione dei media e ispira migliaia di giovani e studenti, che faranno nascere il movimento Friday for Future, che ogni venerdì manifesta contro il cambiamento climatico. Grazie all’appoggio del movimento e degli studenti del mondo Greta riesce a portare la sua battaglia a Bruxelles davanti alla Commissione Europea, al Forum Mondiale Economicodi Dover e all’ONU. Nel 2019 incontra personalità internazionali come Barak Obama e Papa Francesco, e il Times le dedica la copertina dell’anno.

Un’altra figura importante dell’attivismo giovanile, una ragazza che fin da piccolissima si è battuta per i diritti delle bambine e delle donne del suo paese: Malala Yousafzai. Malala è una ragazza nata in Pakistan, paese dove nel 2008 il governo talebano ha deciso di vietare l’istruzione alle bambine, in quanto una donna istruita “offende Allah”. Allora solamente undicenne, Malala insieme ad altre undici bambine, si reca a scuola ed entra in classe nonostante il divieto e si siede a terra in segno di protesta. L’azione più grave perpetrata nei suoi confronti, con l’obiettivo di dissuaderla dal continuare a portare avanti la sua causa ha luogo il 9 ottobre del 2012. In quel giorno un talebano aspetta Malala e le sue compagne fuori dalla scuola, sale sull’autobus e spara a tre di loro. Malala viene colpita alla testa e, una volta trasferita in un ospedale britannico, subisce un’operazione durante la quale le viene asportata una parte di cranio, che le causerà una semi-paralisi permanente al volto. Nonostante questo Malala continua la sua lotta seguendo lo slogan “Un libro e una penna possono cambiare il mondo”, apre un diario online che poi si trasforma in un blog dove racconta le difficoltà che le donne pakistane devono affrontare tutti i giorni. Diventa, così, una paladina dei diritti civili delle donne e nel 2014 la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, a soli 17 anni.

Andando molti anni più indietro, nel 1968, troviamo la storia di Andrea Riccardi, un giovane di 18 anni di estrazione medio-borghese che frequenta un liceo romano. Nel generalizzato clima di rinnovamenti di quegli anni, Papa Giovanni XXIII esorta i cattolici a mettere in pratica i dogmi del Vangelo aiutando i poveri. Andrea prende questo invito alla lettera e, insieme a dei compagni di scuola, esce dal suo mondo benestante per entrare nella periferia romana e aprire un doposcuola popolare per i bambini emarginati delle baraccopoli. Nasce così, nello stesso anno e su iniziativa di Andrea, la Comunità di Sant’Egidio, associazione pubblica laicale della Chiesa, riconosciuta dalla Santa Sede, che basa il suo operato gratuito e volontario sui concetti di preghiera, pace e aiuto ai poveri. Presto la comunità si diffonde in altri ambienti studenteschi e, successivamente, in 73 nazioni di Africa, Asia, Europa e Nord e Sud America.

Forse anche grazie all’esempio di questi individui, che nonostante la giovane età si sono battuti per l’ambiente, i diritti e le pari opportunità, oggi i giovani continuano a partecipare attivamente a ad attività di questo tipo. Dal post-quarantena, la percentuale maggiore di partecipazione le troviamo nei ragazzi tra i 18 e i 19 anni. Le attività più frequentate sono quelle gratuite di volontariato, mente quelle meno in voga sono le associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace, ma nonostante questo, i giovani rappresentano la fascia d’età più impegnata a livello sociale. La percentuale che più è in aumento nei giovani tra i 14 e i 18 anni, è quella che riguarda le attività di volontariato, mentre, negli ultimi 15 anni, la partecipazione alle associazioni culturali è in calo. Grazie all’attenzione dei social per questi temi, che poi si è trasformata in partecipazione attiva, è aumentata la percentuale di giovani impegnati in associazioni per l’ambiente, per i diritti e per la promozione della pace. Si è notato, inoltre, che l’aumento della partecipazione all’associazionismo e ad attività di volontariato è direttamente proporzionale all’aumento del livello d’istruzione giovanile.

[a.p]

 

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