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giovedì , 29 Gennaio 2026

Il tempo si ferma nei buchi neri e nei libri: alla libreria Lovat la magia di Jón Kalman Stefánsson

28.01.2026 -20:22 Il tempo si ferma solo in due posti: dentro i buchi neri e dentro gli ottimi libri. Se nel primo caso si muore, nel secondo si vive. È con questa suggestione potente che si è concluso l’incontro alla Libreria Lovat di Villorba, dove la scrittrice Ginevra Lamberti ha dialogato con l’autore islandese Jón Kalman Stefánsson in occasione della presentazione di Varie cose sulle sequoie e sul tempo (Iperborea). L’opera, profondamente legata al vissuto personale dell’autore, racconta un’estate cruciale: quella di un bambino sospeso tra spazio e tempo, in viaggio dall’Islanda alla Norvegia, sul crinale sottile che separa l’infanzia dall’età adulta. Durante il dialogo, Stefánsson ha definito l’infanzia e la poesia come parti di uno stesso mondo: i bambini possiedono la capacità di descrivere ciò che li circonda con una purezza che gli adulti hanno smarrito, semplicemente perché guardano ogni cosa per la prima volta.

Il protagonista del romanzo si muove in questo spazio transitorio, attraversando confini geografici, linguistici ed emotivi: tra Islanda e Norvegia, tra una lingua e l’altra. Stefánsson si è dichiarato ossessionato dalla lingua, descrivendo le parole come «forti, colorate e potenti». Emblematica è la figura della nonna, che parla un miscuglio inesistente di islandese e norvegese: una lingua che non esiste formalmente, ma che prende vita nel momento stesso in cui viene pronunciata.

L’autore si è poi soffermato su una delle frasi più diffuse e, allo stesso tempo, più preziose: «Ti amo». Nonostante sia stata pronunciata miliardi di volte, quando raggiunge il destinatario nel modo giusto, viene percepita come se non fosse mai stata detta prima. Stefánsson ha però lanciato un monito: le stesse parole, se usate con intenzioni diverse, possono avere l’effetto devastante di una bomba atomica. Per questo, il poeta scrive  cercando sempre di farlo come se fosse l’unica persona al mondo a usare quelle parole per la prima volta.

Per Stefánsson, scrivere non è un esercizio del pensiero, ma del sentire. L’obiettivo di questo romanzo, nato nel 2001 e oggi finalmente condiviso, è stato ritrovare la voce del bambino che è stato. Quando un libro incontra il suo «giusto lettore», si compie la vera magia della letteratura: le parole diventano un bagaglio che non si abbandona più.

[s.b.]

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