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martedì , 10 Febbraio 2026

Qualità dell’aria in Veneto, tra progressi e sfide cruciali verso il 2030

10.02.2026 – 13.00 – Il 2025 si è chiuso come uno degli anni migliori per la qualità dell’aria in Veneto, ma il percorso verso i nuovi standard europei e la tutela della salute pubblica resta in salita. È quanto emerge dal report Mal’Aria di Città 2026 di Legambiente, che analizza i dati raccolti dalle centraline ARPAV evidenziando un quadro fatto di “luci ed ombre”: se da un lato i limiti attuali sono rispettati, dall’altro la regione fatica ad accelerare il passo verso gli obiettivi del 2030.

Il dossier Mal’Aria 2026 evidenzia come, nonostante tutte le principali città venete siano rientrate nei limiti normativi annuali per il 2025, la proiezione verso la nuova Direttiva UE 2030 delinei uno scenario critico. Per quanto riguarda il PM10, i valori registrati a Verona (29 µg/mc), Padova, Rovigo (entrambe a 27 µg/mc), Venezia e Vicenza (26 µg/mc) superano già i futuri parametri; la città scaligera, in particolare, dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 31% per allinearsi ai nuovi standard. La sfida appare ancora più complessa per il PM2.5, con Rovigo e Vicenza che figurano tra i centri italiani più distanti dai target europei, necessitando di tagli strutturali rispettivamente del 53% e del 50%. A questo quadro si aggiunge l’allarme per il Benzo(a)pirene, legato alla combustione della legna, che vede il Veneto come l’unica regione italiana a rischio di una specifica infrazione europea. Tali criticità sono alimentate non solo dal traffico veicolare, ma anche dal forte impatto del riscaldamento domestico a biomasse e dalle attività del settore agro-zootecnico, responsabile di ingenti emissioni di ammoniaca che fungono da precursori per la formazione di polveri sottili.

Le dichiarazioni dell’Assessore Elisa Venturini – L’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, ha accolto i dati sottolineando il trend positivo degli ultimi anni e la necessità di una transizione supportata da risorse adeguate. “I dati del report Mal’Aria 2026 fotografano, per il Veneto, una situazione incoraggiante: nessun trionfalismo ma la conferma che il 2025 è stato uno degli anni più positivi dell’ultimo periodo per la qualità dell’aria nelle nostre città. La stessa Legambiente, nel suo report, sottolinea che “i territori più esposti all’inquinamento atmosferico, stanno mostrando i primi segnali concreti di miglioramento grazie agli sforzi dei territori degli ultimi anni”.

Venturini ha poi rimarcato l’importanza di un approccio basato sull’innovazione piuttosto che su soli divieti: “Nonostante il problema naturale del ristagno dell’aria nelle nostre zone, il dato fondamentale è che tutte le città venete sono rientrate nei limiti medi annuali. È la conferma che, al di là dei singoli giorni condizionati dal meteo, la qualità dell’aria nel lungo periodo è in costante miglioramento segno di una stabilità consolidata e di un impegno collettivo che sta dando frutti.”

Infine, lo sguardo è rivolto al futuro e al sostegno del Governo: “La sfida del 2030 lanciata dall’Europa richiede altri sforzi, e va affrontata con pragmatismo, cercando di puntare soprattutto sugli incentivi e sul miglioramento tecnologico ed all’ innovazione. In questo senso gli stanziamenti di circa 500 milioni da parte del ministero dell’Ambiente guidato da Gilberto Pichetto Fratin, destinati alla mobilità sostenibile, vanno nella giusta direzione perché servono ai territori per rinnovare i mezzi e offrire alternative reali, senza far ricadere i costi della transizione unicamente sulle spalle delle famiglie”.

Per Legambiente, i segnali positivi non devono indurre alla stasi. L’associazione ambientalista invita la Regione ad approvare un nuovo “Piano Aria” che non solo recepisca la Direttiva UE, ma guardi al 2040 con l’obiettivo di raggiungere i livelli consigliati dall’OMS. Tra le proposte: elettrificazione dei riscaldamenti, incentivi per le pompe di calore e controlli più serrati sugli abbruciamenti agricoli e sugli spandimenti di liquami nel settore zootecnico.

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