08.06.2026 – 11:55 – Il Teatro Malibran riporta alla luce una delle opere meno frequentate del catalogo di Gaetano Donizetti. Dal 12 al 20 giugno 2026 andrà infatti in scena il nuovo allestimento di Enrico di Borgogna, titolo che rappresenta la prima opera completa effettivamente rappresentata del compositore bergamasco. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro La Fenice in collaborazione con il Festival Donizetti di Bergamo, si inserisce nella Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 e vedrà impegnati artisti al debutto nei rispettivi ruoli, con la direzione musicale di Corrado Rovaris e la regia di Silvia Paoli.
Dopo il successo di Anna Bolena nella scorsa stagione, il Teatro La Fenice prosegue il percorso di riscoperta del repertorio donizettiano proponendo un nuovo allestimento di*Enrico di Borgogna. L’opera sarà rappresentata al Teatro Malibran nelle serate del 12, 14, 16, 18 e 20 giugno 2026. La prima, in programma venerdì 12 giugno alle ore 19, sarà trasmessa in differita da Rai Radio3.
Composto su libretto di Bartolomeo Merelli, tratto dal dramma Der Graf von Burgund di August von Kotzebue, Enrico di Borgogna debuttò a Venezia il 14 novembre 1818 al Teatro Vendramin San Luca. A eccezione della scena lirica Il Pigmalione, si tratta della prima opera del catalogo di Donizetti a essere effettivamente rappresentata. La sua prima esecuzione fu caratterizzata da un episodio rimasto nella storia del teatro musicale: il soprano Adelina Catalani svenne durante il finale del primo atto, costringendo a modifiche e tagli che impedirono di ascoltare l’opera nella sua interezza fino alle rappresentazioni del dicembre successivo.
La vicenda racconta la storia di Enrico, figlio del sovrano deposto e salvato in fasce dal fedele Pietro. Cresciuto come un pastore, il giovane si innamora di Elisa, promessa sposa del re Guido, salito al trono dopo la morte del padre. Il ricongiungimento dei due protagonisti coincide con il ritorno di Enrico al potere, la cacciata dell’usurpatore e il ristabilimento dell’ordine.
La nuova produzione porta la firma della regista Silvia Paoli, affiancata dallo scenografo Andrea Belli, dalla costumista Valeria Donata Bettella e dalla light designer Fiammetta Baldiserri. Lo spettacolo nasce da un approfondito lavoro di ricerca sulle circostanze che accompagnarono il debutto veneziano dell’opera.
«Trattare un titolo semisconosciuto – spiega la regista Silvia Paoli – alleggerisce dal peso del passato, dalla sua eredità e dal confronto con un immaginario comune; al contempo ti mette di fronte a un oggetto sconosciuto che bisogna comprendere, studiare e capire come impiegare. Con libretto e canto-piano alla mano ho iniziato lo studio, recuperando soprattutto fonti dirette e indirette sul teatro di allora e su quella fatidica ‘prima’ del 1818, a Venezia. Quella ‘prima’ che fu compromessa da un clamoroso incidente: Adelina Catalani presa dal panico svenne alla fine del primo atto per essere poi sostituita, nel finale, da un’altra cantante. Donizetti scoprì la novità una volta arrivato a Venezia, e dovette adattare la parte di Elisa a una tessitura più acuta. Non posso fare a meno di pensare a quella giornata, quel 14 novembre 1818, durante il quale tutti volevano un successo: Donizetti, alla prova con la sua prima opera di fronte a un pubblico, Merelli, con il suo nuovo libretto, la Catalani, al suo debutto assoluto. La censura era stata superata, il Teatro San Luca era probabilmente pieno, le scene recuperate da altri allestimenti erano pronte, qualcuna forse era appena arrivata nuova nuova, i cantanti pronti per iniziare e… e così volo con la fantasia, sempre più curiosa di poter arricchire con particolari realistici la storia della ‘prima’ di Donizetti a Venezia. Ecco: questa regia è La storia della ‘prima’».
Sul podio salirà Corrado Rovaris, al suo primo confronto con questo titolo. Il direttore ha sottolineato il valore storico dell’opera nel percorso artistico di Donizetti e il contesto particolarmente competitivo in cui vide la luce. «Donizetti aveva scritto già una scena drammatica in un atto, Il Pigmalione, presentata a Bergamo nel 1816, ma questa è la sua prima opera completa – spiega il direttore d’orchestra Corrado Rovaris –. Quindi ogni riflessione si deve inserire nel contesto di un compositore che ha quasi ventun anni e che viene chiamato per la prima volta a Venezia, una delle patrie mondiali del melodramma, e per di più in un teatro di grande storia. Bisogna anche pensare che allora era Rossini l’eroe del momento, perciò non era per niente facile affacciarsi da esordiente sulla scena veneziana.».
Nel cast figurano Teresa Iervolino nel ruolo di Enrico, Christian Collia come Pietro, Giuseppina Bridelli nel ruolo di Elisa, Dave Monaco in quello di Guido e Omar Montanari come Gilberto. Completano il cast Giuseppe Toia, Nicola Pamio e Chiara Notarnicola. Maestro del Coro sarà Alfonso Caiani. La produzione sarà presentata nella revisione critica curata da Anders Wiklund nel 2018 e con sopratitoli in italiano.


