La Fenice porta al Teatro Goldoni il dittico Menotti-Bernstein

08.10.2026 – 10:00 – La Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia si chiude al Teatro Goldoni con un dittico che mette a confronto due opere brevi, accomunate dall’origine americana ma molto diverse per linguaggio e atmosfera. The Telephone di Gian Carlo Menotti e Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein saranno proposte in un nuovo allestimento firmato da Gianmaria Aliverta, con la prima rappresentazione veneziana dell’opera di Bernstein, in programma dal 9 al 14 ottobre 2026.

Il dittico sarà presentato fuori abbonamento e vedrà la regia e i costumi di Gianmaria Aliverta, le scene di Elena Zamparutti, il light design di Marco Filibeck e la coreografia di Nicola Trazzi. La direzione musicale sarà affidata a Jacopo Brusa. A interpretare i personaggi protagonisti delle due partiture saranno il baritono Allen Boxer e il soprano Elisa Balbo.

The Telephone, opera buffa in un atto su libretto dello stesso Menotti, fu scritta ottant’anni fa su invito della Ballet Society di New York, che aveva chiesto al compositore un contraltare comico alla serata dedicata a The Medium. L’opera, della durata di circa venti minuti, debuttò al Heckscher Theater di New York il 18 febbraio 1947 e approdò successivamente anche a Broadway, dove ottenne un successo prolungato per centinaia di repliche. In Europa arrivò già nel 1948, con rappresentazioni a Londra e Parigi, mentre la prima italiana si tenne al Festival internazionale di musica di Venezia dello stesso anno, in coppia con Incubo di Riccardo Nielsen.

A completare il programma sarà Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein, in prima rappresentazione veneziana. L’opera, in un atto e sette scene, è una delle sole due composizioni per il teatro lirico nelle quali Bernstein scrisse personalmente sia il testo sia la musica, insieme al Peter Pan. Debuttò il 12 giugno 1952 al Festival of the Creative Arts organizzato dallo stesso Bernstein nel campus della Brandeis University di Waltham, in Massachusetts, davanti a un pubblico di quasi tremila persone. La partitura, caratterizzata da un’atmosfera cupa e misteriosa, affronta la dimensione familiare attraverso una scrittura che alterna elementi teatrali e suggestioni legate alla cultura musicale americana.

Il nuovo allestimento nasce dalla volontà di mettere in relazione le due opere attraverso un unico percorso drammaturgico. «Quando mi hanno proposto il lavoro – ha dichiarato il regista Gianmaria Aliverta – il Teatro mi ha chiesto di affrontare questo nuovo dittico come avevo già fatto nel 2015, ai tempi di Diario di uno scomparso di Janàček e La Voix humaine di Poulenc/Cocteau. Allora mi avevano domandato di costruire un progetto unitario, che collegasse entrambi i lavori. Dunque, già nel momento di studio preliminare, ho tentato di capire cosa potesse unire queste due opere, che in realtà sono molto diverse tra loro a livello musicale, nonostante appartengano allo stesso periodo. Quindi ho formulato una riflessione che le considerasse un’opera unica, dove The Telephone rappresenta ciò che accade prima e Trouble in Tahiti il seguito. L’idea originale, comunque, anche per l’economia dei tempi di rappresentazione, nasce da Trouble in Tahiti, che occuperà circa quaranta minuti contro i venti di The Telephone. Trouble dunque è la pièce che ha dettato la legge, e di conseguenza in primo piano si staglia il sogno americano, che poi viene declinato in sogno tout court, perché con il nostro allestimento non vogliamo adottare un taglio prettamente storico né tantomeno dichiaratamente attuale. Cerchiamo di creare un mondo che parli trasversalmente e possa essere riferito a epoche diverse».

Anche sul piano musicale il dittico propone due approcci differenti. «Per quanto riguarda The Telephone, credo – ha spiegato il direttore d’orchestra Jacopo Brusa – che sia un omaggio alla tradizione musicale italiana. Questa vicinanza deriva ovviamente anche dalla provenienza geografica di Menotti, che era italiano, nonostante si fosse trasferito in America già in giovane età. Il rapporto privilegiato con le origini non viene assolutamente tradito, perché la sua breve opera richiama molto da vicino l’intermezzo settecentesco, o la farsa se vogliamo: è un tipo di scrittura neoclassico, che si discosta poco dalla tonalità e si serve di un’orchestrazione abbastanza ridotta. Ravviso inoltre delle consonanze con il musical, naturali data la koiné musicale e culturale in cui il brano viene concepito.

In Trouble in Tahiti invece – prosegue Brusa – è introdotta una situazione prettamente teatrale o metateatrale, con un coro greco, come lo chiama lo stesso Bernstein, che commenta le situazioni. Si tratta però di un coro moderno, del tipo di quelli radiofonici. Anzi, ripensandoci, mi sembra che nel suo complesso Trouble in Tahiti più che richiamarsi al teatro si rivolga direttamente al cinema, soprattutto per la compresenza di vari piani. Dopo questo incipit, si entra immediatamente ‘in casa’ e devo dire che l’andamento musicale del recitativo – perché appunto all’inizio è posto un grande recitato – tiene incollati alla drammaturgia e fa capire, anche senza le didascalie, che peraltro sono numerose, qual è l’azione teatrale e drammatica che sta avvenendo sul palcoscenico. È davvero un contesto sia teatrale che cinematografico, con questo piano di immagine molto moderno sia per l’epoca in sé che alla fin fine anche per noi».

La compagnia riunisce, accanto ad Allen Boxer ed Elisa Balbo, i tre musicisti del jazz trio di Trouble in Tahiti Julie Mossay, Christian Schleinzer e David Pogana. In scena anche i ballerini Veronica Barchielli, Robert Abotsie Ediogu, Ginevra Grossi, Alfonso Maria Mottola e Matteo Passini.

Il dittico sarà proposto in lingua originale con sopratitoli in italiano. Le recite al Teatro Goldoni, tutte fuori abbonamento, sono in programma venerdì 9 ottobre alle 19, sabato 10 ottobre alle 19, domenica 11 ottobre alle 15.30, martedì 13 ottobre alle 19 e mercoledì 14 ottobre alle 19. Per informazioni è possibile consultare il sito del Teatro La Fenice.

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