17.01.2026 – 09:00 Si è inaugurata ieri, a Venezia, Inseguire l’Inatteso (Chasing the Unexpected), mostra collettiva ospitata negli spazi di SPARC – Spazio Arte Contemporanea, che riunisce i lavori recenti di Stefano Cescon, Damiano Colombi e Alberto Scodro. L’esposizione prende forma da una riflessione condivisa sulla tensione costante tra controllo e deriva, tra progetto iniziale e trasformazione imprevista, ponendo al centro del percorso il ruolo dell’accadimento accidentale nel processo artistico.
La mostra presenta circa quindici opere e si sviluppa come un racconto fatto di materiali, stratificazioni e mutazioni. Nei grandi dipinti astratti di Colombi, realizzati con acrilico e cera, la superficie pittorica appare come un campo di forze in continuo equilibrio tra gesto, colore e densità materica. La pittura, pur nascendo da una progettualità consapevole, si apre a esiti non completamente prevedibili, lasciando che la materia reagisca, scivoli, si modifichi. L’immagine finale è il risultato di un dialogo serrato tra intenzione e accadimento.
Le opere di Cescon si articolano invece in stratificazioni tridimensionali di cera e paraffina, materiali instabili e sensibili alla temperatura, al tempo e allo spazio. Qui il processo assume un carattere quasi rituale: l’opera cresce per accumulo, sedimentazione e alterazione, accettando il rischio che la forma si trasformi durante il suo stesso farsi. L’imprevisto non viene cancellato, ma incorporato come traccia visibile del tempo e dell’energia impiegata nella realizzazione.
Nelle sculture di Scodro, composte da silici, pigmenti e metalli, l’attenzione si sposta verso dimensioni che evocano processi geologici e naturali. Le opere sembrano nascere da reazioni chimiche e fisiche che ricordano fenomeni di cristallizzazione, corrosione o fusione. Anche in questo caso, la mano dell’artista convive con una componente autonoma della materia, che reagisce secondo logiche proprie e introduce elementi di imprevedibilità capaci di ridefinire la forma finale.
Curata da Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, la mostra nasce da un dialogo aperto con gli artisti sul legame profondo tra l’esecuzione pratica e la dimensione concettuale della ricerca. Il progetto espositivo indaga i processi trasformativi dell’arte come luoghi di apertura, in cui il controllo assoluto lascia spazio a una zona di incertezza, un “punto cieco” in cui l’opera può prendere direzioni inattese.
Questo punto di instabilità può manifestarsi in un istante infinitesimale — una colatura, una reazione chimica, una variazione di temperatura — oppure in una fase prolungata nel tempo, fatta di sedimentazioni lente e impercettibili. In entrambi i casi, l’esito non è mai completamente dominabile, ma nasce dall’intreccio tra volontà e caso, tra sapere tecnico e disponibilità all’errore.
Inseguire l’Inatteso riunisce così tre voci che hanno saputo integrare l’imprevisto all’interno del proprio metodo creativo. L’evento accidentale smette di essere un errore da correggere e diventa un fattore espressivo da accogliere e, in parte, governare. Accettare l’inaspettato richiede un’attitudine precisa: la capacità di riconoscere come desiderabile un risultato diverso da quello inizialmente pianificato, riprogrammando il proprio percorso espressivo verso direzioni nuove e non del tutto prevedibili.
La mostra è visitabile fino al 3 marzo 2026 presso lo Spazio Arte Contemporanea, San Marco 2828A, Campo Santo Stefano, Venezia, e invita il pubblico a confrontarsi con un’idea di pratica artistica aperta, vulnerabile e in continuo divenire, dove l’atto del fare coincide con l’atto del lasciar accadere.
[s.b.]
foto:Serena Bobbo












