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martedì , 24 Marzo 2026

Granchio blu, il Veneto presenta i dati del piano di monitoraggio

24.03.2026 – 08.00 – Sessantaduemila chili di granchio blu campionati in sei mesi lungo centocinquanta chilometri di costa del Veneto: è questo il dato più eloquente emerso dalla conferenza stampa tenuta a Rovigo, dove la Regione ha presentato i risultati intermedi del “Blue Crab Action Plan”, il programma scientifico avviato per affrontare quella che si sta rivelando non più un’emergenza stagionale, ma una trasformazione permanente degli ecosistemi lagunari e costieri. A un anno dal via ufficiale, il progetto restituisce una fotografia inedita e dettagliata della diffusione del Callinectes sapidus nelle acque venete, e inaugura una nuova fase: quella delle strategie strutturali di contenimento.

Approvato dalla Giunta regionale nel novembre 2024 e finanziato con un budget complessivo di 1.541.000 euro — di cui 750.000 di risorse regionali e 791.000 di cofinanziamento da parte di enti e istituti di ricerca — il progetto coinvolge Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e le Università di Padova e Ca’ Foscari di Venezia. La durata prevista è di trenta mesi, con l’obiettivo di produrre modelli predittivi, linee guida operative e strumenti concreti per il settore della pesca e dell’acquacoltura, particolarmente colpito fin dal 2023. Nel periodo compreso tra giugno e novembre 2025, le campagne di monitoraggio hanno rilevato 62.468 kg di granchio blu distribuiti tra mare aperto, lagune, valli da pesca e acque interne. Le concentrazioni più elevate si registrano nel Delta del Po, dove il solo tratto sud ha restituito quasi 39.000 kg, e nella laguna nord di Venezia.

I dati confermano una presenza capillare e stabile della specie in tutte le principali aree costiere della regione. “I numeri parlano chiaro: siamo di fronte a una specie ormai stabilmente insediata, con densità particolarmente elevate nelle aree più produttive per la pesca”, ha sottolineato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond. “Questo impone una strategia permanente di gestione e non interventi emergenziali.” Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia hanno messo in luce la straordinaria capacità adattativa del granchio blu: la specie sopravvive a temperature comprese tra meno di 10°C e oltre 30°C, tollerando ampie variazioni di salinità e modificando metabolismo e battito cardiaco in condizioni estreme. È questa plasticità fenotipica, secondo i ricercatori, la chiave della sua invasività. Sul fronte della distribuzione per sesso, il monitoraggio ha evidenziato una netta dominanza dei maschi nella maggior parte delle lagune, con picchi di femmine in periodi legati ai cicli riproduttivi. Un elemento inatteso riguarda il ruolo dei predatori naturali: branzini, orate, corvine e pesci serra si nutrono del granchio blu, ma il dato più significativo riguarda la tartaruga marina Caretta caretta, per cui il crostaceo rappresenta una delle principali fonti alimentari.

Dai campionamenti del 2025 è emerso che una tartaruga su tre aveva granchio blu nella dieta. “Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante”, ha dichiarato Bond, “perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo.” L’analisi degli attrezzi da pesca ha rivelato differenze significative di efficacia a seconda delle aree: le nasse risultano più performanti nel Delta del Po, mentre i cogolli si adattano meglio alle condizioni della Laguna di Venezia. Queste informazioni serviranno a definire protocolli condivisi di pesca selettiva.

Nel primo anno del progetto sono stati convocati diciotto incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative di Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila e Caorle, e avviata un’analisi economica sui costi della crisi e sulle possibili opportunità di mercato. È proprio su quest’ultimo punto che l’assessore Bond ha indicato una prospettiva nuova: “Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più. Credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica.” Una visione che intende coniugare la tutela del reddito dei pescatori con un approccio realistico a una convivenza che si prospetta di lungo periodo.

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