18.05.2026 – 10:03 – La Litoranea Veneta è tornata al centro del dibattito istituzionale e scientifico con un convegno che, svoltosi venerdì 15 maggio presso l’M9 – Museo del Novecento di Mestre, ha riunito esperti, accademici e rappresentanti di enti pubblici attorno a una questione tutt’altro che secondaria: il destino idraulico, ambientale e turistico di un’idrovia storica che attraversa circa 120.000 ettari di territorio costiero, il 70% dei quali si trova a quote pari o inferiori al livello medio del mare.
Il convegno, intitolato “L’infrastrutturazione tecnica e culturale della Litoranea Veneta: temi, problemi e sfide future nel quadro della mobilità costiera nell’arco Alto Adriatico”, ha messo a fuoco il ruolo del canale che collega la laguna di Venezia al Golfo di Trieste non soltanto come via di navigazione interna, ma come sistema arginale e idraulico che costituisce la difesa a mare di un’area vasta e vulnerabile. In un contesto di accelerazione dei cambiamenti climatici, la capacità di questa infrastruttura di trattenere le acque dolci e di fungere da barriera contro la risalita del cuneo salino assume un’importanza che travalica la sola dimensione ingegneristica, investendo direttamente gli equilibri agricoli e ambientali del Veneto Orientale.
I lavori si sono aperti con gli interventi istituzionali di Andrea Pegoraro, Presidente del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale, Vincenzo Marinese, Presidente della Fondazione di Venezia, Alberto Teso, Presidente della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale, e Lucas Pavanetto, Vicepresidente regionale. Nel corso della mattinata, Giorgio Piazza di Deltamed ha proposto di fare della Litoranea un vero e proprio “brand” territoriale, capace di articolare un’offerta turistica complementare al tradizionale balneare lungo la fascia costiera dell’Alto Adriatico. Stefano Calderoni ha illustrato parallelamente il progetto di candidatura dei Paesaggi della bonifica a patrimonio UNESCO.
Il confronto si è allargato alla dimensione internazionale con due casi di studio di particolare pertinenza: Domitien Détrie ha presentato in collegamento da Tolosa l’esperienza del Canal du Midi, mentre Rafael Sánchez Navarro ha illustrato le strategie di adattamento climatico messe in atto nel Delta dell’Ebro. Giulio Boccaletti, Direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, ha inquadrato le trasformazioni idrauliche come infrastrutture che definisce “costituzionali” dei territori, vale a dire strutture fondative che ne determinano le possibilità di sopravvivenza e sviluppo. Benno Albrecht, Rettore dell’Università IUAV di Venezia, ha sottolineato la complessità crescente della pianificazione territoriale e marittima nell’Alto Adriatico.
Sul versante tecnico-operativo, Vincenzo Artico, Capo della Direzione Difesa del Suolo e della Costa della Regione del Veneto, ha presentato il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali della Litoranea, delineando le prospettive di intervento per il rafforzamento della resilienza climatica dell’asse idraulico. Marco Mancini, docente di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano, e Alessandra Grosso, Direttore Generale di Infrastrutture Venete, hanno approfondito le potenzialità di sinergia tra navigazione, infrastrutture e turismo sostenibile. Durante l’evento è stato proiettato il video “Venice’s Secret Waterway – Litoranea Veneta”, già presentato alla Biennale Architettura 2025. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, per l’inquadramento socioeconomico complessivo.


