04.08.2026 – 09:30 – La cosiddetta “truffa dei like”, una delle frodi online più diffuse degli ultimi anni, è finita al centro di un’importante operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia. L’indagine ha consentito di ricostruire il funzionamento di una rete criminale specializzata nelle false offerte di lavoro online, basate sul meccanismo del “task scam”, e nelle successive attività di riciclaggio dei proventi illeciti, portando all’esecuzione di perquisizioni e sequestri in diverse aree del Paese. L’attività investigativa, svolta dalla Sezione Operativa del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica (C.O.S.C.) della Polizia Postale per il Veneto, è partita dalla denuncia di un cittadino veneziano che era stato attirato da false offerte di lavoro flessibile e ben retribuito ricevute tramite WhatsApp, Telegram e social network.
Le indagini hanno permesso di ricostruire un sistema fraudolento articolato in più fasi. In un primo momento alle vittime veniva proposto di svolgere attività molto semplici, come mettere “mi piace” a video pubblicati su piattaforme note oppure recensire hotel e canali social, con la promessa di piccoli compensi compresi tra 2 e 5 euro per ciascun incarico. Per conquistare la fiducia delle persone coinvolte, l’organizzazione accreditava realmente i primi guadagni, pari a poche decine di euro, direttamente sui conti correnti delle vittime. Successivamente queste venivano inserite in gruppi Telegram riservati e invitate a effettuare versamenti di denaro, presentati come necessari per accedere a incarichi più remunerativi o a presunti investimenti in criptovalute.
Quando gli importi versati raggiungevano cifre di diverse migliaia di euro, i truffatori bloccavano i conti virtuali presenti sulla piattaforma fraudolenta e richiedevano ulteriori pagamenti, giustificati come sanzioni, tasse di sblocco o commissioni. Una volta esaurita la disponibilità economica delle vittime, gli autori della truffa interrompevano ogni contatto. L’attività della Polizia Postale si è quindi concentrata sulla ricostruzione della rete di conti correnti utilizzati per occultare il denaro sottratto, spesso frazionato e trasferito all’estero con l’obiettivo di renderne più difficile la tracciabilità. Grazie ad approfondite analisi informatiche e finanziarie, gli investigatori del C.O.S.C. di Venezia sono riusciti a risalire alla rete dei prestanome e dei promotori della frode. Il quadro probatorio raccolto ha consentito alla Procura della Repubblica di Venezia di emettere sette decreti di perquisizione locale, personale e informatica su tutto il territorio nazionale.
L’operazione ha permesso di confermare gli elementi raccolti nel corso delle indagini, accertando la titolarità dei conti correnti sui quali confluivano i proventi delle truffe e procedendo al sequestro di titoli di credito e documentazione bancaria ritenuti di interesse investigativo, che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. La Procura ricorda che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.


