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domenica , 17 Maggio 2026

Fenice, la protesta non si ferma: sit-in alla prima di Lohengrin

13.04.2026 – 09.50 – La battaglia che infuria da mesi intorno al Teatro La Fenice ha si è arricchita di un nuovo capitolo in occasione della prima di Lohengin, andato in scena nella serata di ieri. Il Comitato Fenice Viva ha organizzato un sit-in davanti al Teatro La Fenice per chiedere le dimissioni del sovrintendente Nicola Colabianchi, mentre all’interno della sala – prima che attaccasse il Preludio – una voce dal pubblico ha replicato la stessa richiesta, accolta da un applauso del pubblico. Non era la prima volta: era già accaduto in occasione del concerto del Venerdì Santo, quando per la prima volta nella storia del teatro veneziano il pubblico aveva esplicitamente chiesto la testa del sovrintendente prima dell’inizio di un concerto.

Tutto nasce da una decisione presa a settembre 2025: Colabianchi ha nominato Beatrice Venezi, trentasei anni, direttore musicale della Fenice a partire da ottobre 2026, senza aver prima acquisito il parere della rappresentanza dell’orchestra. Una scelta che ha innescato una reazione immediata. I lavoratori del teatro, con gli orchestrali in prima fila, hanno chiarito di non contestare la persona della direttrice, ma il suo curriculum, ritenuto non adeguato al peso storico dell’istituzione, e le modalità con cui la nomina è avvenuta. Da allora si sono succeduti uno sciopero, interrogazioni parlamentari, petizioni, le dimissioni di un membro del Consiglio di indirizzo e una “protesta delle spille” diventata simbolo della mobilitazione nei teatri di tutta Italia.

La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione politica che ne ha complicato la lettura. Venezi è figura vicina al Governo e alla destra, e i lavoratori del teatro si sono ritrovati presto etichettati come opposizione di sinistra, un cortocircuito che ha finito per spostare l’attenzione dal merito artistico della questione. Il nodo tecnico, però, rimane: non esiste una norma che imponga al sovrintendente di consultare l’orchestra prima di nominare un direttore musicale, ma si tratta di una prassi consolidata, dettata dalla necessità che fra direttore e musicisti si sviluppi un rapporto di fiducia reciproca. Venezi, di fatto, non è mai salita sul podio della Fenice, e gli orchestrali non sono stati in alcun modo coinvolti nella scelta.

A marzo, il Consiglio di indirizzo si è riunito per ratificare ufficialmente la nomina. Colabianchi l’ha definita «un investimento sul futuro», anche per via della giovane età della direttrice, e ha sottolineato il «valore simbolico» di una scelta che contribuisce alla presenza femminile ai vertici della musica. La ratifica ha però avuto un costo: Alessandro Tortato, consigliere nominato dal Ministero della Cultura, si è dimesso dichiarando che «la questione si è fatta meramente politica» e che non c’era più ragione di tenere un musicista in quel consesso. Tortato ha anche smentito che la nomina fosse stata approvata all’unanimità, come comunicato dal sovrintendente.

Nonostante le polemiche, Colabianchi non ha mostrato alcuna intenzione di cedere. Dopo le proteste del Venerdì Santo ha messo nero su bianco: «Le mie dimissioni sono escluse. La mia nomina è nata da una visione chiara: imprimere un cambiamento radicale a una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo», definendo le richieste che gli vengono rivolte «puramente strumentali».

Nel frattempo Beatrice Venezi non è mai venuta a Venezia per cercare un confronto diretto con i lavoratori del teatro. Né il Governo né il Comune — proprietario della Fenice — sembrano disporre di un piano alternativo. La revoca della nomina, obiettivo principale delle maestranze sin dall’autunno scorso, è stata finora esclusa categoricamente dalla controparte, che ha anche rifiutato l’ipotesi di un percorso graduale di conoscenza reciproca tra la direttrice e l’orchestra. Il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che aveva seguito la vicenda, è nel frattempo passato al Ministero del Turismo. Il sindaco di Venezia è atteso al rinnovo del mandato entro due mesi. Mentre ottobre si avvicina, la Fenice brucia ancora.

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