03.06.2026 – 10:39 – La presenza sempre più rilevante della tartaruga marina Caretta caretta nelle acque del Nord Adriatico apre nuove prospettive per la gestione degli ecosistemi costieri e per il comparto della pesca. Per approfondire il fenomeno e valutarne gli effetti sull’ambiente e sulle attività produttive, la Regione del Veneto ha avviato un progetto di ricerca e monitoraggio che coinvolge l’Università di Padova e l’Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po, con particolare attenzione al possibile ruolo della specie nel contenimento del granchio blu.
La Giunta regionale del Veneto ha approvato l’attivazione di una collaborazione tra Regione del Veneto, Università degli Studi di Padova ed Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po per la gestione integrata della tartaruga marina Caretta caretta nel Nord Adriatico e per le azioni di mitigazione e monitoraggio degli impatti sulla pesca e sull’acquacoltura. L’iniziativa dispone di un budget complessivo di 113.500 euro, di cui 96.000 euro finanziati dalla Regione attraverso le risorse del Fondo europeo per gli Affari marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (Feampa) 2021-2027. Le attività previste riguarderanno la ricerca, il monitoraggio e la gestione della presenza della specie nelle acque costiere e lagunari del Veneto, con un focus specifico sugli effetti che può avere sul settore della pesca e dell’acquacoltura.
“Mettiamo in campo un progetto innovativo che unisce tutela ambientale, ricerca scientifica e sostegno alle attività produttive del mare, con cui puntiamo ad affrontare in maniera scientificamente fondata le nuove sfide legate agli equilibri dell’ecosistema marino”, ha dichiarato l’assessore regionale Dario Bond.
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il ruolo ecologico della Caretta caretta come possibile predatore naturale del granchio blu, la specie invasiva che negli ultimi anni ha provocato significativi danni alle attività ittiche e di acquacoltura del territorio. Lo studio dovrà fornire elementi scientifici utili a comprendere meglio le dinamiche naturali del Nord Adriatico e a valutare eventuali forme di contenimento biologico della specie invasiva. “Stiamo investendo su uno studio approfondito che potrà aiutarci a comprendere meglio le dinamiche naturali del Nord Adriatico e a individuare possibili strumenti di contenimento biologico del granchio blu. Parallelamente lavoreremo per ridurre le interferenze tra la presenza delle tartarughe marine e le attività di mitilicoltura e pesca, favorendo una convivenza sostenibile”, ha aggiunto Bond.
La collaborazione tra Regione, Università di Padova ed Ente Parco del Delta del Po prevede inoltre il coinvolgimento diretto degli operatori del settore della pesca, con l’obiettivo di valorizzare le competenze scientifiche e tecniche presenti sul territorio e favorire una gestione condivisa delle problematiche legate alla presenza della specie. “Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di sinergia tra istituzioni, mondo della ricerca e produttori, nella consapevolezza che la sostenibilità ambientale debba andare di pari passo con la tutela del lavoro e delle economie locali”, ha concluso l’assessore.


