Nuovo allestimento per la Fenice con Pagliacci al Teatro Malibran

14.09.2026 – 12:15 – Il Teatro Malibran di Venezia si prepara ad accogliere Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, prossimo titolo della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Il capolavoro del verismo italiano sarà presentato in un nuovo allestimento firmato da Andrea Bernard, con la direzione musicale di Daniele Callegari e Orchestra e Coro del Teatro La Fenice. Tra gli interpreti principali Gregory Kunde e Selene Zanetti, quest’ultima al debutto nel ruolo di Nedda. Cinque le recite in programma al Teatro Malibran, dal 18 al 26 settembre 2026.

La messinscena rinnova inoltre la collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, responsabile delle scene e dei costumi, rispettivamente a cura di Martina Calore e Tracy James. Il light design sarà firmato da Andrea Benetello. Debutta in questa produzione anche la maestra del Coro del Teatro La Fenice Elena Pierini, mentre il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani sarà preparato da Diana D’Alessio.

Capolavoro del verismo italiano, Pagliacci è l’opera più nota di Ruggero Leoncavallo, tra i maggiori esponenti della ‘Giovane scuola’ verista italiana insieme a Pietro Mascagni e Umberto Giordano. Il libretto, redatto dallo stesso Leoncavallo, prende spunto da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Uffugo, in Calabria: un delitto di gelosia che diede origine a un processo nel quale fu giudice proprio il padre del compositore. L’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini, e nel giro di pochi mesi venne rappresentata in numerosi teatri. Pagliacci presenta elementi di modernità, pur non configurandosi come un’opera ‘sperimentale’ destinata ad aprire nuove vie espressive. La partitura è intrecciata di prestiti melodici colti, in particolare da Mendelssohn, e contiene riferimenti e citazioni musicali da Carmen di Bizet e da Otello di Verdi. L’opera continua così a riscuotere l’applauso dei pubblici di tutto il mondo «come uno degli ultimi souvenir del museo del melodramma italiano ottocentesco» (Michele Girardi).

Per il nuovo allestimento veneziano, il regista Andrea Bernard ha scelto di spostare l’ambientazione originaria in un contesto contemporaneo, trasformando la compagnia di giro di Canio nel cast di uno show televisivo. «Credo che soprattutto con queste opere che intendono raccontare la società contemporanea– ha dichiarato il regista Andrea Bernard – sia importante trovare una corrispondenza a tempi più vicini ai nostri. Ho scelto una chiave contemporanea, spostando l’azione dalla piazza di un paese di fine Ottocento al set televisivo di una sitcom registrata dal vivo con pubblico in studio, sul modello delle iconiche produzioni americane tra gli anni Settanta e Duemila. Non ci sono riferimenti filologici al xix secolo, perché l’intento di Leoncavallo era parlare del suo presente. Per parlare al nostro presente, dobbiamo usare i codici in cui oggi si rifugia la nostra finzione collettiva. La compagnia di giro di Canio diventa così il cast di uno show comico televisivo. Il contrasto originario tra la farsa arcaica della commedia dell’arte e il sangue verista viene qui sostituito dal cortocircuito, ancora più disturbante, tra la spensieratezza artificiale di una sitcom e la violenza reale che si consuma nella vita reale degli attori».

Anche la lettura musicale di Daniele Callegari punta a mettere in evidenza la centralità dell’orchestra nella scrittura di Leoncavallo. «Per me che avevo diretto solo Cavalleria – ha commentato il direttore d’orchestra Daniele Callegari – con Pagliacci ho potuto scoprire un compositore straordinario, veramente raffinato. Leoncavallo, anche lui come Mascagni al suo debutto, in quest’opera propone una scrittura molto ricca nella quale secondo me, la vera voce è proprio l’orchestra. È quest’ultima che, come un collante, riesce a trasferire il mondo di questa storia verista tra la finzione e la realtà e porta con sé tutta questa vicenda con un dinamismo e una narrazione drammatica esemplari. L’opera non si arresta mai, non ci sono interruzioni e non si ha mai la sensazione di assistere a un calo di tensione. Infatti mi piace definirla una sorta di thriller, pensando a una situazione cinematografica, un po’ come accade con Tosca. L’orchestrazione a mio avviso è assolutamente sinfonica. È quella tradizionale dell’Ottocento, però presenta temi di straordinaria bellezza. È un concentrato di vitamine, un concentrato di musica che induce un effetto benefico…»

Nel cast figurano Selene Zanetti nel ruolo di Nedda e Gregory Kunde in quello di Canio. Dimitri Platanias interpreterà Tonio, Andrea Schifaudo sarà Peppe e Alberto Petricca vestirà i panni di Silvio. Gli artisti del Coro del Teatro La Fenice interpreteranno i ruoli comprimari: Enzo Borghetti e Umberto Imbrenda si susseguiranno nel ruolo del contadino, mentre Enrico Masiero e Alessandro Vannucci saranno un altro contadino. Per l’Accademia di Belle Arti di Venezia partecipano inoltre alla produzione Lorenzo Cutùli, coordinatore della progettazione scenografica e coordinatore del progetto Atelier al Malibran per ABAVE, Marta Valtolina per il coordinamento della progettazione dei costumi e Andrea De Micheli per il coordinamento della progettazione scenotecnica.

Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Le recite al Teatro Malibran sono in programma venerdì 18 settembre 2026 alle ore 19.00, con turno A; domenica 20 settembre alle ore 17.00, con turno B; martedì 22 settembre alle ore 19.00, con turno D; giovedì 24 settembre alle ore 19.00, con turno E; sabato 26 settembre alle ore 17.00, con turno C. Per informazioni è possibile consultare il sito www.teatrolafenice.it.

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