30.04.2026 – 09:30 – La Regione Veneto apre le porte ai finanziamenti per studiare le fusioni tra piccoli comuni, con l’obiettivo di dare una risposta concreta a una fragilità strutturale che riguarda oltre cento realtà locali. Centotrent’aministrazioni sotto i diecimila abitanti si trovano oggi a fare i conti con risorse sempre più ridotte e vincoli di spesa che mettono a rischio la qualità dei servizi ai cittadini. Per affrontare il problema, la Giunta regionale ha approvato uno stanziamento di 80mila euro destinato a finanziare studi di fattibilità su fusioni comunali e nuove Unioni montane, con domande aperte fino al 31 luglio 2026.
L’annuncio arriva dall’assessore regionale agli Enti Locali, Marco Zecchinato, che ha illustrato i contenuti del nuovo bando. “Con l’approvazione di questo provvedimento, la Regione rilancia il proprio impegno nel percorso di riordino territoriale, riducendo la frammentazione istituzionale e migliorando la qualità dei servizi pubblici”, ha dichiarato Zecchinato. Secondo l’assessore, lo stanziamento rappresenta “uno strumento fondamentale per guidare gli amministratori verso scelte strategiche, capaci di rafforzare la capacità amministrativa dei territori mantenendo, al contempo, l’identità locale”.
Al centro del provvedimento c’è il tema della sostenibilità dei comuni più piccoli.
“In Veneto contiamo 130 Comuni sotto i 10.000 abitanti che rischiano di non poter più garantire servizi adeguati ai cittadini a causa di criticità strutturali e vincoli di spesa“, ha spiegato Zecchinato. L’assessore ha precisato che le analisi finanziate non si limiteranno a valutazioni tecniche, ma includeranno anche il coinvolgimento diretto delle comunità: “La fusione non è solo una scelta organizzativa: è una necessità per generare economie di scala e garantire una maggiore rappresentatività ai territori. Per questo finanzieremo analisi rigorose che prevedano anche il coinvolgimento diretto dei cittadini tramite sondaggi di opinione”.
Nel definire le priorità del bando per incentivare la fusioni tra piccoli comuni, la Regione ha stabilito che i progetti di fusione vera e propria avranno precedenza rispetto ad altre forme associative. Particolare attenzione sarà riservata alle zone montane, dove l’obiettivo è replicare su scala più ampia il modello già avviato nel Bellunese. “Vogliamo enti più solidi, capaci di attrarre investimenti e garantire servizi d’eccellenza a ogni cittadino veneto”, ha concluso l’assessore.


