26.01.2026 – 14:30 – Mentre l’attenzione mediatica e istituzionale è concentrata sul granchio blu, responsabile di gravi danni alla pesca e agli ecosistemi costieri, un’altra specie invasiva continua a diffondersi quasi inosservata nelle acque della Laguna di Venezia: si tratta dello ctenoforo Mnemiopsis leidyi, noto anche come “noce di mare”. Presente nel Mar Adriatico da circa dieci anni, Mnemiopsis leidyi è considerata una delle 100 specie invasive più dannose al mondo. A lanciare l’allarme è un recente studio condotto da un team di ricerca dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), pubblicato sulla rivista scientifica Estuarine, Coastal and Shelf Science. La ricerca evidenzia come questa specie rappresenti un potenziale pericolo per l’equilibrio ecologico della Laguna di Venezia, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici in corso.
«Le informazioni sulle lagune mediterranee sono ancora limitate, nonostante la forte variabilità ambientale che le caratterizza», spiega il dottor Filippo Piccardi, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Padova. «Il nostro lavoro è la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio sulla nicchia ecologica di Mnemiopsis leidyi nella Laguna di Venezia».
I ricercatori hanno monitorato per due anni la distribuzione spaziale della specie, affiancando le osservazioni in natura a esperimenti controllati. I risultati mostrano un chiaro andamento stagionale, con eventi di riproduzione massiva – i cosiddetti bloom – in tarda primavera e tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, periodi caratterizzati da temperature più elevate e condizioni di salinità favorevoli.
Lo studio conferma infatti che l’abbondanza di Mnemiopsis leidyi, noce di mare, è strettamente legata alla temperatura dell’acqua e alla salinità. Gli esperimenti di laboratorio dimostrano che la specie può sopravvivere in un ampio intervallo di condizioni ambientali, con temperature comprese tra 10 e 32 gradi e salinità tra 10 e 34. Tuttavia, temperature molto elevate o livelli di salinità particolarmente bassi riducono in modo significativo la sua sopravvivenza.
«I cambiamenti climatici potrebbero rendere sempre più frequenti le condizioni ideali per questa specie», sottolinea la dottoressa Valentina Tirelli, ricercatrice OGS e coautrice dello studio. «Un aumento della sua presenza in grandi aggregati potrebbe avere ripercussioni importanti sul funzionamento dell’intero ecosistema lagunare, con effetti anche socio-economici».
La ricerca evidenzia quindi l’urgenza di attivare sistemi di monitoraggio mirati e strategie di gestione adattativa, per contenere l’espansione di Mnemiopsis leidyi e limitare i danni alla biodiversità e alle attività tradizionali della Laguna di Venezia. Lo studio completo è consultabile sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science a questo link.


