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venerdì , 29 Agosto 2025

Mostra del Cinema di Venezia 2025. Film, premi, giurie e red carpet dell’82esima edizione

29.08.2025 – 11:03 – La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è mai stata soltanto un festival. È un rito collettivo, un dispositivo culturale che ogni anno misura lo stato del cinema globale. L’edizione numero 82, diretta da Alberto Barbera, conferma questa natura con un programma che intreccia autorialità e industria, memoria e sperimentazione, glamour e riflessione. Ad aprire la Mostra è La grazia di Paolo Sorrentino: un titolo che ribadisce il legame organico fra Venezia e il cinema italiano, ma anche la capacità del Lido di fungere da barometro emotivo per l’intero settore. A condurre le cerimonie, Emanuela Fanelli: madrina inedita, ironica e popolare, scelta che smussa la rigidità del cerimoniale e avvicina la Mostra al pubblico senza indebolirne l’autorevolezza.

La competizione principale accoglie firme che hanno già scritto pagine del cinema contemporaneo. Guillermo del Toro reinterpreta Frankenstein, Yorgos Lanthimos torna con Bugonia, Kathryn Bigelow dirige A House of Dynamite, Park Chan-wook firma The Ax. A loro si affiancano Vincenzina di Isabella Rossellini, Le mage du Kremlin di Olivier Assayas, e The Smashing Machine di Benny Safdie con Dwayne Johnson. Una costellazione che copre lo spettro intero: dal mito rielaborato alla politica, dallo spettacolo hollywoodiano alla riflessione autoriale.

Venezia premia anche i percorsi. I Leoni alla carriera vanno a due figure simboliche: Werner Herzog, celebrato con una laudatio di Francis Ford Coppola, e Kim Novak, diva senza tempo, omaggiata con la proiezione di Vertigo. È un doppio gesto che tiene insieme l’esploratore radicale e l’icona hollywoodiana, l’estremo e l’eterno.

Fuori concorso, la Mostra rivela il suo lato più libero: Dead Man’s Wire di Gus Van Sant (premiato con il Campari Passion for Film), In the Hand of Dante di Julian Schnabel (Cartier Glory to the Filmmaker), After the Hunt di Luca Guadagnino. Qui convivono esperimenti come i corti di Charlie Kaufman e Rachid Bouchareb, dimostrando che il Lido è laboratorio oltre che vetrina.

Le sezioni laterali ampliano lo spettro: Orizzonti come sempre laboratorio delle nuove grammatiche, Venezia Spotlight per opere a metà tra ricerca e pubblico, Venezia Classici con i restauri di Matador o Roma ore 11, fino a Venice Immersive, che porta la realtà virtuale al centro di un discorso estetico.

Alexander Payne presiede la giuria del Concorso, Julia Ducournau quella di Orizzonti, Charlotte Wells quella dell’Opera Prima. Tre sensibilità differenti — la classicità americana, la radicalità europea, la freschezza indipendente — che insieme garantiscono equilibrio e prospettiva.

Ma a Venezia protagonista è soprattutto il red carpet. Ogni abito, gesto, acconciatura diventa capitolo di un racconto parallelo ai film, capace di plasmare l’immaginario quanto le proiezioni.

Cate Blanchett sceglie Armani Privé nero con scollatura profonda, già indossato anni fa: una dichiarazione di lusso consapevole, sostenibile, che trasforma la ripetizione in manifesto. Emma Stone, invece, opta per un Louis Vuitton nero con dettagli in pizzo asimmetrico: minimal, scintillante, un gioco di equilibrio tra giovinezza e rigore.

Amal Clooney veste un abito fucsia sontuoso, con strascico teatrale: un ingresso che restituisce il senso perduto della parola “diva”, accanto a George Clooney in impeccabile understatement. Heidi e Leni Klum, madre e figlia, scelgono corsetti couture che sfidano i codici tradizionali: sensualità, complicità, provocazione in forma di tessuto.

I dettagli parlano forte: Rose Villain sfoggia una cresta bicolore che trasforma l’hairstyling in manifesto punk-poetico; Barbara Palvin intreccia perle nei capelli, confermando che oggi la chioma è il nuovo abito invisibile.

Il tappeto rosso, quest’anno, conferma che Venezia non è Cannes e non è Hollywood: qui lo stile diventa linguaggio critico. Blanchett suggerisce che la vera eleganza è nella memoria; Stone che il presente può bastare a sé stesso; Amal Clooney che la moda può incarnare emozione pura; le Klum che la bellezza è anche provocazione.

Cinema e moda, memoria e novità, icone e sperimentatori: Venezia 82 non è la somma di eventi, ma un discorso coerente. La Mostra più antica continua a essere la più attuale perché tiene insieme linguaggi diversi, componendoli in una grammatica unica.

Alla fine, il Lido non è solo passerella o sala cinematografica. È un altare: al cinema, alla bellezza, al coraggio di raccontare.

[c.v.]

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